Scalata Unicredit in Commerzbank: per Scholz è «atto ostile»

Finché non capita a te, non puoi sapere come ci si sente. Ora capita alla Germania e “apriti cielo”. Con un blitz, è il caso di dirlo, Unicredit ha annunciato di essere salita al 21% del capitale della seconda banca tedesca, Commerzbank, la quale non gode esattamente di ottima salute, tanto da essere (disperatamente) in cerca di un piano per il futuro. La mossa italiana, che d’altronde è legittima in un mercato aperto e potrebbe essere considerata “quasi amica” tra partner europei, ha scatenato le ire del cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e della stessa Commerz, mentre nel frattempo Unicredit non si è lasciata intimidire a ha chiesto alla Bce l’autorizzazione per salire fino al 29,9%. Nonostante la fusione possa, secondo alcuni analisti, dare vita ad un grande polo bancario europeo, capace di competere con i colossi statunitensi e asiatici, Berlino continua a mostrarsi resolutamente contraria. Magari perché il governo tedesco possiede il 12% di Commerz e magari anche perché si è lasciato “suggestionare” dagli allarmi lanciati dal management Commerz, fino ad avviare un’indagine per capire come Unicredit abbia acquisito per intero la quota del 4,5% di Commerzbank messa in vendita. È il Financial Times a riportare le parole della banca tedesca, la quale, ha avvertito il governo che «una potenziale fusione multimiliardaria con UniCredit rappresenta una minaccia per le imprese, che costituiscono la spina dorsale della più grande economia europea».
Ma per Dominique Laboureix, capo del Single Resolution Board (Srb) in audizione in commissione Affari economici al Parlamento europeo, interrogato in merito, «questa è un’operazione che se andrà in porto rientrerà nell’unione bancaria e che farà capo alle responsabilità degli stessi organi».