di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Tutto come previsto, la Bce ieri ha annunciato il taglio dei tassi dello 0,25% e sui depositi del 3,50%. Siamo al secondo taglio dell’anno dopo quello di giugno. Quindi in futuro? «Que serà serà», «rimaniamo dipendenti dai dati», ha risposto la presidente Lagarde a chi le domandava, in conferenza stampa, se arriveranno altri tagli. A Francoforte si prosegue con la navigazione a vista, consuetudine, che continua a disorientare imprese e governi, ma anche analisti. Se una Banca Centrale non riesce a sbilanciarsi su un futuro molto prossimo, figuriamoci chi deve investire, rischiare, programmare interventi “di tasca propria”. A discapito della crescita.
Alcuni segnali sono poco incoraggianti, come, ad esempio, l’inflazione in Usa, soprattutto quella cosiddetta core, che, nel mese di agosto, è risultata in flessione ma al di sotto delle attese, lasciando presagire che anche lì si dovranno accontentare di un timido taglio dei tassi da parte della Fed. E la Bce non può non tenere conto di quanto accade negli Usa.
La situazione è tale, a detta della stessa Lagarde, da rendere difficile, se non impossibile, immaginare un terzo taglio a ottobre. Praticamente domani. D’altronde, la crescita prevista per quest’anno è dello 0,8% contro il precedente 0,9% e dell’1,3% nel 2025, contro il precedente 1,4%; pure l’inflazione che dovrebbe attestarsi in media al 2,5% nel 2024, al 2,2% nel 2025 e all’1,9% nel 2026, ma che tornerà a salire nell’ultima parte dell’anno, non dà adito a tagli più consistenti.
Tagli consistenti che, tuttavia, sono indispensabili per la crescita – necessaria anche in chiave Pnnr – e per riprendere fiato dopo una stretta che ha drenato risorse economiche degli Stati, delle imprese e, non ultimo, delle famiglie e di quanti hanno sulle spalle prestiti e mutui. Sicuramente le cause di una debole crescita sono più profonde e si trovano nell’austerità scelta per decenni da Bruxelles. Verità assodata, ormai, anche attraverso le parole di Mario Draghi che, nel suo rapporto sulla competitività, afferma come già dall’inizio di questo secolo l’Europa si sta preoccupando del rallentamento della sua crescita e che le diverse politiche varate per rispondere al fenomeno non hanno modificato la tendenza.
Ma il Consiglio direttivo della Bce «è determinato ad assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione al suo obiettivo del 2% a medio termine» ed è quindi ovvio che «manterrà i tassi di riferimento su livelli sufficientemente restrittivi finché necessario a conseguire questo fine».
L’Ugl, invece, auspica una strada meno restrittiva affinché i salari dei lavoratori possano rafforzarsi e favorire un contestuale calo dei prezzi. Un taglio dei tassi più consistente e duraturo nel tempo consentirebbe alle famiglie di accendere un mutuo e, di conseguenza, favorire un rilancio dei consumi, a tutto vantaggio anche della crescita. Che è la nostra vera e unica Cenerentola.