Dopo i funerali di Haniyeh, si attende l’annunciata reazione iraniana

Dopo la funzione funebre di ieri a Teheran, alla presenza dell’ayatollah Ali Khamenei, oggi il rito di sepoltura a Doha per il capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh. Tra le migliaia di presenti, anche molte autorità del mondo islamico, dall’Emiro Quatar al ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, a diversi alti funzionari di Hamas. Ma dopo i giorni del lutto, stanno arrivando quelli della prevista reazione all’attacco. Massima allerta, quindi, in Israele,  in attesa delle misure di risposta annunciate dall’Iran e dalla stessa organizzazione palestinese di cui Haniyeh era leader: per oggi, infatti, Hamas ha proclamato un «giorno di rabbia furiosa», da iniziare al termine delle preghiere del  venerdì. Se esercito ed aviazione israeliani sono pronti a difesa e contrattacco, l’intelligence americana non ha rilevato alcun movimento significativo di forze iraniane, anche se si continua a monitorare l’eventuale rappresaglia da parte di Teheran contro lo Stato ebraico, come accaduto lo scorso 13 aprile. Con il possibile coinvolgimento, stavolta, anche dell’organizzazione libanese Hezbollah, intenzionata a vendicare l’uccisione del proprio comandante militare Fouad Shukr, considerato il responsabile dell’attacco nel Golan nel quale erano stati uccisi 12 bambini, e morto martedì scorso in un attacco rivendicato da Israele. Ma se l’allerta è massima nello Stato ebraico per la possibile risposta Iraniana e degli alleati di Teheran, anche in Occidente si stanno prendendo ulteriori contromisure per evitare possibili atti terroristici. Non solo in Francia, dove sono ancora in corso le olimpiadi, e che ha chiesto ai suoi cittadini di lasciare l’Iran, ma in tutta Europa. A causa di una situazione già tesa dopo il 7 ottobre e la guerra a Gaza, ma ora ancora più delicata in seguito agli ultimi eventi che hanno coinvolto anche Libano ed Iran. In Italia, il ministro Piantedosi ha dichiarato che è stato necessario «innalzare la vigilanza su centinaia di obiettivi sensibili riferibili a Israele o alle comunità ebraiche» e che la situazione è di «costante allerta».