di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Le dichiarazioni del ministro del Lavoro Marina Calderone sulle iniziative volte a contrastare l’esclusione sociale ed i dati Istat, citati nel corso della stessa interrogazione parlamentare, che mostrano una riduzione della povertà in Italia, dimostrano ancora una volta, come l’Ugl sostiene da tempo, il fallimento del Reddito di cittadinanza ed, invece, l’utilità di una misura come l’Assegno di inclusione per correggere le inefficienze del sistema precedente. Alla base di tutto questo, un cambiamento radicale di visione culturale e politica: ovvero differenziare gli strumenti di sostegno al reddito per le persone in difficoltà. Per dedicare alle persone inoccupate, ma in grado di lavorare, delle misure capaci non solo di offrire un aiuto economico, ma, soprattutto, dei mezzi finalizzati alla formazione ed all’inserimento professionale. Quindi percorsi personalizzati, attraverso una verifica preliminare dei requisiti, ed un sostegno avente come obiettivo primario il lavoro. Un passo significativo verso un approccio più integrato e personalizzato nella lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, ma anche più lungimirante. Al netto della necessità di sostenere sempre chi non è in grado di lavorare, per gli inoccupati abili al lavoro, invece, l’assistenzialismo rappresentava una misura tampone, che però rischiava di trattenere queste persone in una condizione di marginalizzazione, mentre ora la prospettiva dell’inserimento occupazionale significa per il singolo l’opportunità di affrontare alla radice le disparità rimuovendole tramite il lavoro, per il sistema produttivo poter contare su più forza lavoro qualificata, per la comunità un investimento capace di produrre frutti importanti, dal punto di vista sia economico che sociale. Ora, l’elemento chiave affinché queste misure abbiano un successo concreto e duraturo risiede in una formazione capillare ed adeguata, per rispondere alle sfide del mondo contemporaneo. Specie dato il contesto in cui ci troviamo: un’era caratterizzata da rapide trasformazioni tecnologiche, nella quale è fondamentale consentire ai lavoratori di adattarsi ai cambiamenti e, parallelamente, aiutare le imprese a rimanere competitive. Il sistema educativo e formativo deve quindi essere allineato alle esigenze del mercato del lavoro, promuovendo sempre di più le competenze digitali. Questo è essenziale non solo per la crescita economica, ma anche per garantire un’occupazione stabile e sostenibile. Accanto a ciò occorre un nuovo modello di relazioni industriali, un nuovo patto sociale che promuova una collaborazione più stretta tra lavoratori e datori di lavoro, anche supportando il sistema partecipativo. Mettere il capitale umano al centro di queste politiche è fondamentale per garantire una crescita che sia non solo sostenibile, ma anche equa e inclusiva.