La maggioranza delle regioni ha introdotto uno stop alle attività nelle ore di punta

Le temperature che tornano a crescere in maniera prepotente, peraltro con un altissimo tasso di umidità, riportano in primo piano la questione della gestione dell’emergenza caldo nei luoghi di lavoro. Il governo è intervenuto rinnovando la misura già adottata lo scorso anno per favorire un miglior utilizzo degli ammortizzatori sociali, in particolare nei settori più esposti. Nonostante diversi incontri, però, non si è ancora riusciti a sottoscrivere un protocollo condiviso, chiesto all’inizio dalla Ugl e poi dalle altre sigle, a causa dei tentennamenti di parte del mondo datoriale. Nel frattempo, però, sono intervenute, con ordinanze dei singoli governatori, le regioni. Sono già tredici quelle che hanno imposto il fermo delle attività, in particolare nell’agricoltura e nei cantieri, dalle 12,30 alle 16. Sono intervenute Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Lazio, Molise, Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Marche, mentre è attesa a breve l’ordinanza del Piemonte. Una situazione a macchia di leopardo, quindi, che sicuramente non aiuta, pure se, è bene ricordare, in tutto il territorio nazionale valgono le indicazioni fornite dall’Ispettorato nazionale del lavoro. Come spiegano dalla Ugl, la definizione di un protocollo è utile proprio per evidenziare regole comportamentali già esistenti, senza, peraltro, aggiungere ulteriori oneri come temono le imprese.