di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Oggi, sul Sole 24 Ore, interessanti spunti sul mondo del lavoro. Un articolo di Maria Rita Testa esplora l’importanza del capitale umano nel rilancio dell’economia italiana, una ripresa che dovrebbe fondarsi, quindi, su istruzione e formazione, per rendere la forza lavoro più aperta all’innovazione e alla gestione delle sfide climatiche ed energetiche e per includere meglio nella società i giovani, anche con ripercussioni sulla questione demografica. Un tema sul quale l’Ugl pone spesso l’attenzione, perché, in un periodo come quello in cui viviamo, caratterizzato da profonde trasformazioni, sia nel campo del digitale, si pensi all’IA, che del green, un’adeguata formazione consente ai lavoratori una maggiore capacità di adattamento ed alle imprese di innovarsi e restare competitive, dimostrando quindi come l’istruzione sia un catalizzatore dal punto di vista economico e sociale. Ed è fondamentale quindi che il sistema educativo e formativo sia allineato alle esigenze del mercato del lavoro, promuovendo competenze digitali e green. Occorrono, però, anche altre misure, indirizzate verso il mondo produttivo. Uno spunto interessante sulla questione viene dal presidente del Cnel Renato Brunetta, che, sempre sul Sole 24 Ore, ricorda come sia indispensabile che i guadagni derivanti dalla maggiore produttività consentita dall’IA siano distribuiti in modo equo ed inclusivo. Emerge, quindi, la necessità di una forza lavoro adeguata alle sfide della contemporaneità, ma, allo stesso modo, occorre anche ridisegnare il mondo delle relazioni industriali. Se, in sostanza, sono troppo pochi i laureati e diplomati nelle materie Stem, con quindi un problema dal lato del mondo dell’istruzione e formazione, dall’altro lato, però, è il nostro sistema produttivo a non essere sufficientemente capace di valorizzare le competenze, come dimostra la “fuga dei cervelli”, ovvero il fatto che molti giovani preparati trovano più conveniente lavorare all’estero. Ed ecco il bisogno di un nuovo patto sociale fra capitale e lavoro, perché l’unico modo per crescere è quello di crescere insieme. Adattando la normativa al nuovo contesto tecnologico, con la contrattazione nazionale e di secondo livello. Senza sottovalutare l’efficacia del modello partecipativo. Infine, come suggerisce lo stesso Brunetta, c’è la questione delle imprese, da aiutare sulla via della modernizzazione, anche mediante il «Fondo europeo per la competitività», rendendo l’Europa e l’Italia protagoniste sul lato dell’ideazione e realizzazione delle nuove tecnologie e non solo fruitrici di innovazioni nate altrove. Un quadro complesso, in cui, però, tutti gli elementi – istruzione/formazione, relazioni industriali, contesto produttivo – sono imprescindibili per raggiungere obiettivi di crescita duratura, sicura e socialmente sostenibile, con al centro il capitale umano.