Liguria, Toti si è dimesso da governatore della Regione

Giovanni Toti si è dimesso da presidente della Regione Liguria. Agli arresti domiciliari da tre mesi circa, ha delegato l’assessore Giacomo Giampedrone di consegnare la lettera di dimissioni irrevocabili all’ufficio protocollo regionale. Erano le 10:40, più o meno. Questa decisione rende necessarie nuove elezioni, che dovranno tenersi entro 90 giorni a partire da oggi. «La Giunta ringrazia sentitamente Giovanni per l’importante lavoro svolto in questi anni e si augura che possa ritrovare quanto prima la giusta libertà personale e familiare», ha detto il presidente ad interim Alessandro Piana.

Seppure locale, il caso s’è ritagliato ampio spazio nella cronaca politica nazionale. «In Liguria siamo di fronte all’ennesimo tentativo di sovvertire il voto popolare usando inchieste e arresti. La Lega non si fa intimidire e i cittadini sapranno rispondere democraticamente riconfermando il centrodestra che ha rilanciato la Regione da tutti i punti di vista», è stata la reazione della Lega, affidata ad una nota stampa. «Ringraziamo il Presidente Toti per aver rilanciato la Liguria in questi nove anni di ottimo lavoro. Infrastrutture, sviluppo turistico, crescita economica: la Regione è stata trasformata. La sinistra, che per decenni l’ha tenuta bloccata, arretrata e immobile, spera di sciacallare sulle indagini per tornare a spartirsi il potere. I cittadini non lo permetteranno», il commento invece del deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. Per la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, intervenuta al Festival Giffoni, «finalmente Giovanni Toti si è dimesso, anche se con molto ritardo». Critico nei confronti di Toti, ma anche della magistratura, il leader di Azione, Carlo Calenda: «Toti è un nostro avversario», ha scritto su X, osservando, però, che «forzare le dimissioni di un Governatore attraverso l’imposizione di misure cautelari a pioggia è indegno di uno Stato di diritto. Così come indegno è usare le inchieste come fondamento di un confronto politico. Non è stata un bella pagina per la democrazia italiana».