di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
I dati forniti dall’Istat sulla presenza dei Neet, quei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non partecipano ad attività di formazione, attestano un’importante inversione di rotta: in Italia nel 2023 la percentuale di Neet è arrivata al 16,1%. Solo quattro anni fa, nel 2020, era ben del 23,5%, e nel 2014 del 26,3%, oltre uno su quattro. Il cambiamento è in atto ed è numericamente significativo. Certo, l’Italia rimane sopra la media europea, che si attesta intorno all’11%, ed è ancora il secondo Paese con la più alta incidenza di Neet in Europa, dopo la Romania. Non possiamo dire che questo problema sia stato risolto, ma qualcosa, finalmente, si sta muovendo, a riprova dell’impatto positivo delle misure a supporto della formazione e lavoro adottate. Ora bisogna concentrare l’attenzione soprattutto sulla capacità del sistema educativo e formativo di sviluppare competenze che possano facilitare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e sui ragazzi provenienti da aree svantaggiate, che continuano a essere esclusi dai benefici della ripresa economica post-pandemica, soprattutto nel sud Italia, dove si registrano anche i punteggi più bassi nei test Invalsi, affrontando le persistenti disparità territoriali. Istruzione e formazione, quindi, possibilmente compatibili con le necessità del mondo produttivo contemporaneo. Per ridurre il mismatch tra domanda e offerta, per invogliare i ragazzi a proseguire negli studi, puntando sui settori giusti con la consapevolezza che ciò si rivelerà effettivamente utile al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro. Per permettere ai ragazzi di conseguire presto la propria indipendenza economica: l’età media in cui i giovani italiani lasciano la casa dei genitori è 30 anni, molto superiore alla media europea di 26,4 anni. Una trasformazione sociale che sarebbe in grado di produrre effetti importanti non solo in merito all’inclusione giovanile, ma anche giovando ad altre criticità italiane, da quella demografica, alla questione della tenuta del sistema previdenziale, fino all’incremento dei consumi interni a beneficio dell’economia nel suo complesso e della fiscalità. I giovani rappresentano il futuro del Paese ed includerli al meglio dal punto di vista sociale ed economico è essenziale per l’intera comunità nazionale. Al fine di continuare ad ottenere miglioramenti come quelli già attestati, è fondamentale investire in istruzione e formazione, politiche attive del lavoro e riqualificazione professionale per incentivare l’allineamento fra domanda e offerta di impiego, anche attraverso la collaborazione tra pubblico e privato. Altrettanto importante concentrarsi sul mondo produttivo, per rendere l’economia italiana vitale e competitiva, in modo che si creino sempre più opportunità di lavoro, per i giovani e non solo.