I dati Bankitalia. Mantovano: «Allarme continuo su debito ha effetti negativi»

A maggio il debito delle Pubbliche amministrazioni italiane è salito a 2.918,9 miliardi di euro, crescendo di 13,3 miliardi rispetto al mese precedente. È quanto emerge dalle ultime rilevazioni della Banca d’Italia. Secondo il bollettino il debito delle amministrazioni centrali è salito di 13,6 miliardi di euro, mentre quello delle amministrazioni locali è sceso di 300 milioni. Stabile il debito degli enti di previdenza. Secondo gli ultimi calcoli dell’Eurostat, relativi al 2023, il debito pubblico italiano alla fine del quarto trimestre dello scorso anno si è attestato al 137,3% del PIL e, sebbene in calo rispetto al 140,5% della fine del 2022, è rimasto nettamente più alto se confrontato con la media dell’Eurozona, dove è sceso all’88,6% e più basso, tra i Paesi dell’Eurozona, solo a quello della Grecia (161,9% del PIL). Tuttavia, per il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, intervenuto nel corso di un Convegno alla Luiss, trarre dal dato del debito pubblico «un ininterrotto allarme per la tenuta dell’intero sistema-Italia, una sorta di sirena che urla in continuazione, è tanto errato quanto produttivo di effetti per noi negativi». Per Mantovano è innegabile che «il suo perso sull’attività del governo sia gravoso», ma è altrettanto vero che «non vengono raccontati con altrettanta insistenza ulteriori elementi, che ritraggono un sistema economico nazionale più solido di quanto quel che è trendy rappresentare». «Appena un quarto del nostro debito pubblico – ha spiegato a titolo di esempio – è in mani estere, contro il 50,5% della Francia e il 45,2% della Germania. I restanti tre quarti sono detenuti da famiglie, imprese e istituzioni finanziarie nazionali».