di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Ci sono tanti modi, anche eleganti, di “contenere” un avversario. Ma evidentemente, in politica, si continua a praticare la conventio ad excludendum contro le destre d’Europa.
È accaduto ieri che, poche ore prima che si costituisse il gruppo dei Patrioti, i partiti europeisti dichiarassero che nessun ruolo all’Eurocamera, nessun dialogo, nessuna apertura sarebbe stata indirizzata ai Patrioti stessi, i quali, con 84 parlamentari, sono il terzo gruppo nel PE. Dichiarazione subito dopo confermata da Ursula von der Leyen, la quale, incontrando Ppe e Socialisti, ha ribadito che non ci sarà alcun dialogo con i sovranisti.
Dunque, il cordone sanitario è stato innalzato velocemente, così come altrettanto velocemente e prima del previsto, prima cioè che si celebrassero le elezioni legislative francesi, sono state avviate le trattative e trovato l’accordo, all’indomani delle Europee 2024, sui candidati alle massime cariche UE con Ursula von der Leyen come presidente della Commissione europea, Antonio Costa come presidente del Consiglio europeo e Kaja Kallas come Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
L’alibi perfetto per la chiusura di ogni dialogo è la definizione di “destre estreme” attribuita ai partiti che compongono il gruppo dei Patrioti (nel quale si trova la Lega) e anche Ecr (nel quale si trova Fratelli d’Italia), mentre il fatto che il voto dei cittadini europei, quindi aventi diritto al voto, nei loro confronti sia cresciuto, non ha per le paladine e i paladini dello Stato di diritto alcuna importanza. Così come è stato pressoché ignorato il tonfo dei Verdi. Ursula von der Leyen va dritta per la sua strada nel dichiarare che cercare i voti dei Patrioti avrebbe un prezzo sull’integrazione europea che non è disposta a pagare. Che gli obiettivi «irrinunciabili» di questa legislatura, e «per noi socialiste e socialisti», sono l’Europa dei diritti di lavoratrici e lavoratori, del diritto alla casa, l’Unione dello Stato di diritto, dell’ambiente, l’Ue della parità.
Oltre ad essere non corretto, per non dire falso, sostenere implicitamente che il gruppo dei Patrioti o Ecr non abbiano come obiettivo l’Europa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, l’Europa del diritto alla casa (che gli europeisti, con il Green Deal, avrebbero voluto tanto deprezzare) o dell’ambiente o della parità, quello che proprio non si vuol vedere è il malcontento e la richiesta di cambiamento che dalle periferie, dalle province, dalle campagne e da alcune filiere industriali, dalle piccole come dalle grandi città d’Europa sono arrivati fino a Bruxelles e a Strasburgo.
Continuare ad ignorare, per dirla con le parole di Marine Le Pen, la «marea», non servirà e non basterà a fermarla. I cittadini scontenti aumenteranno e continueranno a votare, a destra come a sinistra (guardare bene alla Francia), quei partiti che ritengono capaci di rappresentare la loro voce e il loro scontento.