di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

I quotidiani di oggi che riportano con entusiasmo il risultato del secondo turno alle elezioni legislative francesi per la vittoria della sinistra estremista guidata da Jean-Luc Mélenchon, seguita dai centristi e, al terzo posto, dal vincitore del primo turno, il Rassemblement National, alla fine non possono non ammettere che la vittoria è stata ottenuta grazie al patto di desistenza, nato con l’unico obiettivo di fermare la cosiddetta deriva fascista.
Davvero scarno come programma per governare un Paese non privo di importanti problemi da risolvere, che dovrebbero preoccupare in primis Bruxelles: la Commissione Ue ha aperto l’iter della procedura d’infrazione per deficit eccessivo anche per la Francia, il deficit viaggia oltre il 5% del Pil e per i tecnici Ue la sostenibilità del debito pubblico francese presenta connotati di «elevato rischio nel medio periodo».
Questa sì che è una vittoria generata dalla paura, di una vittoria del “tutti contro uno”, la vittoria di una coalizione più che di un fronte politico, la vittoria di una manovra di Palazzo, il cui regista è l’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron. Più di qualcuno ha scritto che l’Europa, adesso, «torna a respirare». Difficile immaginare una serena “respirazione” di fronte a prospettive di ingovernabilità, visto che nessuno dei partiti del fronte repubblicano ha conquistato la maggioranza assoluta, e di fronte ai giorni che serviranno per sciogliere il rebus del governo. Già, quale governo?
Il leader degli “insumis” ha dichiarato chiaro e tondo le condizioni di una sinistra-sinistra, antieuropeista e anti Nato, la quale, come nella migliore delle tradizioni, caccia dal suo interno coloro che contestano la linea e il potere assoluto del capo, Jean-Luc Mélenchon, detentrice di una «disciplina di partito», la quale pretende di governare, senza avere i numeri per farlo, dichiarando di non essere disposta ad alcuna trattativa. Cosa a cui altrettanto non sono disposti i centristi.
Sicuramente il sospiro di sollievo è delle élite europee e francesi, come scrive il “discusso” – perché non allineato – scrittore Michel Houellebecq per il quale, come riportato oggi dal quotidiano Il Corriere della Sera, «il voto è più che mai un voto di classe» e che perciò non attuerà, per usare parole nostre, sicuramente ad una «Populeconomy».
Il popolo francese emetterà tutt’altro che un sospiro di sollievo di fronte alla prospettiva di un governo tecnico, come l’Italia può ben insegnare. Italia che però oggi può dimostrare con il suo attuale governo composto da una salda maggioranza di centrodestra che dai tecnicismi e dalle manovre di palazzo si può uscire.
Bene ha fatto, quindi, Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, a parlare di «alleanza del disonore», riferendosi al patto di desistenza che gli ha impedito di confermare la vittoria del primo turno. Ancora meglio ha fatto Marine Le Pen a dichiarare che «la marea di destra continua a crescere» e che «la vittoria è soltanto rimandata».