di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

È notoriamente importante, per verificare lo stato di salute dell’economia di un Paese e, in particolare, del nostro, seguire l’andamento del mercato immobiliare, inteso sia come costruzioni sia come compravendita. Secondo l’analisi di Abitare Co., società di intermediazione e servizi immobiliari specializzata in nuove costruzioni, pubblicata oggi dall’agenzia Dire, nei primi tre mesi dell’anno il mercato immobiliare residenziale a livello nazionale è calato del 7,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 154.770 compravendite. Tra le principali città metropolitane, il calo maggiore è stato registrato a Milano (-13,2% e 5.141 transazioni), seguita da Torino (-10,2% e 3.193 transazioni) e Roma (-6,9% e 7.703 transazioni). Considerando solo le nuove abitazioni vendute nelle grandi città (1.624 in totale), la quota non arriva al 7% rispetto al totale delle vendite, con un calo delle transazioni del -23% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Per comprendere l’importanza del settore nella nostra Nazione, basti sapere che rappresenta oltre un quinto del Pil italiano, attestandosi come una delle filiere più importanti della nostra economia. Secondo gli scenari delineati nel corso del Forum Innovazione 2024, in base ad uno studio di Dils e Scenari immobiliari, riportati da Il Sole24Ore, immaginando una crescita costante all’anno del Pil pari all’1,1% e a patto che le industrie sappiano intercettare il cambiamento e introdurre nuovi sistemi e metodi di produzione, la ricchezza che, nel 2050, potrebbe generare la filiera immobiliare, sarebbe addirittura pari al 31% del Pil, pari a 2,5 milioni di addetti.
Tornando al crollo dei primi tre mesi del 2024, le cause sono complesse e diverse e in parte rispondono, in senso negativo, agli scenari delineati dal Forum Innovazione 2024. Come, ad esempio, la scarsa offerta di nuove case e ad alta efficienza energetica, l’incertezza sulle prospettive della propria situazione economica e il calo del potere d’acquisto, il segno negativo degli investimenti nel residenziale (-35% nel I trim. 2024) e il ritiro dal mercato di immobili ristrutturati con il Superbonus per la maggiore tassazione dovuta alle eventuali plusvalenze.
Peggio ancora va per le abitazioni comprate grazie ad un mutuo: siamo ai minimi storici con poco più di 56.000 transazioni, pari al 40% del totale. La quota di famiglie che acquistano tramite mutuo è diminuit di anno in anno in corrispondenza all’aumento del costo del denaro, strategia scelta dalla Bce, in copia con la Fed, per contrastare l’inflazione. Risultato: se prima del Covid, a livello nazionale, le famiglie che acquistavano casa con un mutuo erano circa il 53% del totale, in meno di cinque anni gli acquirenti di casa, che fanno ricorso al mutuo, sono calati di tredici punti percentuali.
Occorre riflettere molto attentamente su tutto ciò, se vogliamo – e lo vogliamo – che l’Italia continui a crescere.