di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Il Comitato aziendale europeo, creato e disciplinato dalle direttive 45 del 1994 e 38 del 2009, è un organismo da istituire nelle grandi imprese transnazionali che operano in più Paesi della Ue, formato dai rappresenti i lavoratori degli Stati in cui l’impresa svolge le proprie attività e che deve essere informato e consultato sulle più importanti scelte aziendali. Non si tratta di vera e propria partecipazione dei lavoratori, ma comunque di un passo verso una maggiore democrazia economica, dal momento che il Cae deve essere ascoltato sulle decisioni dell’impresa riguardanti occupazione, investimenti e ristrutturazioni aziendali. Ieri il Consiglio Ue ha adottato un mandato negoziale su una proposta di direttiva, da discutere poi con Parlamento e Commissione, per modificare alcune norme sui Cae, per renderli «più facili da istituire, meglio finanziati e più protetti» e, soprattutto, per eliminare le esenzioni attualmente esistenti e facendo in modo che tutte le aziende multinazionali operanti nell’Unione europea debbano rispettare le stesse regole su informazione e consultazione dei dipendenti. La proposta prevede che nelle modalità di elezione dei rappresentanti dei lavoratori si tenga conto dell’equilibrio di genere senza pregiudicare le procedure nazionali per l’elezione dei rappresentanti e rafforza le possibilità di accesso per i rappresentanti dei lavoratori ai procedimenti giudiziari e amministrativi. Difficile dire quale sarà lo sviluppo di questa iniziativa in un’epoca di globalizzazione come la nostra: finora questi organismi hanno avuto grandi limiti nell’attività di informazione e consultazione da parte delle aziende, consistendo in realtà in molti casi in semplici incontri ufficiali annuali con il management. Ma alcuni di questi comitati hanno avuto anche un ruolo positivo consentendo rapporti più stretti tra i lavoratori europei ed i loro rappresentanti, riuscendo a mettere in atto proprie iniziative e progetti, ad esempio sulla salute e sicurezza sul lavoro. Fatto sta che ad oggi i Cae rappresentano l’unico organismo sindacale transnazionale la cui costituzione è regolata da norme legislative, con diritto di informazione e consultazione, anche se non di contrattazione. Insomma un soggetto, seppure a livello meramente consultivo, che in qualche modo rientra nel vasto mondo della concezione partecipativa. Se la loro evoluzione porterà al riconoscimento di un ruolo contrattuale e si arriverà quindi ad un maggiore coinvolgimento nella gestione, i sindacati nazionali dovranno rispondere ad una sfida particolarmente complessa. Dovendo riuscire, da un lato, a superare la dimensione nazionale per arrivare a un coordinamento fra loro, per ottenere risultati utili a tutti a livello aziendale, dall’altro lato, però, riuscendo a mantenere l’impostazione confederale che caratterizza la politica sindacale europea.