di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Alla fine la Camera ha votato, con una maggioranza piuttosto estesa, il No al Mes. Solo 72 i voti a favore, ovvero quelli del Pd, sempre compatto sul fronte dell’acritico sostegno alla volontà di Bruxelles, coadiuvato dalle sparute truppe dei centristi di sinistra. 44 in tutto gli astenuti, provenienti dalle fila di Forza Italia, ma anche da quelle di Alleanza Verdi e Sinistra. Molto numeroso, invece, il fronte del no, composto da 184 deputati di Fratelli d’Italia, Lega e Movimento Cinque Stelle. In un mondo dei mass-media che continua ad essere carente di spirito critico, le principali analisi giornalistiche disegnano ora scenari apocalittici per un’Italia che ha osato rivendicare il proprio sacrosanto diritto a dire no. Tra l’altro non a colpi di maggioranza, ma con una votazione tanto numerosa quanto trasversale, nella massima sede democratica, il Parlamento, quello di cui solo pochi giorni fa il Presidente Mattarella ha rivendicato il «ruolo fondamentale a garanzia della libertà». Una libertà di decisione da sostenere non solo, verrebbe da dire, nel confronto con il nostro Esecutivo, ma anche verso le istituzioni comunitarie. Con le quali il governo Meloni ha finalmente dimostrato che si può – anzi si deve – trattare per ottenere, anche quando sembra difficile, le migliori condizioni possibili per difendere l’interesse nazionale. Gli scenari apocalittici prospettati dal solito mainstream non convincono né spaventano. Né a livello di relazioni internazionali e ruolo in Europa né a livello nazionale. Per quanto riguarda la Ue, ad esempio, solo pochi mesi fa accadeva lo stesso, immaginando grandi difficoltà per l’Italia nell’accedere ai fondi del Pnrr, ed ora invece il nostro è il primo stato membro Ue a chiedere la quinta rata dopo aver ottenuto le altre. Nell’ambito nazionale tanto meno, con una maggioranza certamente molto più coesa, seppure nelle differenze, di un’opposizione che si muove in ordine sparso. Se, infatti, Lega e FdI hanno avuto la stessa posizione sul Mes, anche Forza Italia ha deciso non per il sì, ma per l’astensione. Al contrario, sull’altro versante si fronteggiano sostenitori a spada tratta del meccanismo, ovvero Pd e centristi, dubbiosi, a sinistra, e contrari, i pentastellati. Forse si sperava che la votazione di ieri avrebbe rappresentato un momento di rottura per il governo ed, invece, anche in un contesto complesso come chiaramente è questo, sono stati mantenuti gli impegni presi con gli elettori. Il Mes non è un meccanismo utile all’Italia, che ha un solido sistema bancario, ed è giusto che il Paese faccia sentire la propria voce, per avviare in Europa trattative e discussioni per arrivare a scelte migliori dal nostro punto di vista. Quella di ieri è stata una giornata positiva, per la nostra politica, per il nostro Paese e per chiunque metta al primo posto gli interessi nazionali.