di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Un caso di cui si parla in questi giorni è quello della Magneti Marelli di Crevalcore, in provincia di Bologna, dove, a seguito dell’annuncio di chiusura dell’impianto nel quale lavorano circa 230 persone, è iniziata una mobilitazione dei lavoratori per protestare contro le decisioni della proprietà, attualmente detenuta dalla holding giapponese Ck, a sua volta controllata dal fondo americano Kkr, che, con la Magneti Marelli, possiede in Italia un totale di 11 stabilimenti produttivi con circa 7.200 addetti. Di fronte a questa, ma anche ad altre simili crisi aziendali, più che condivisibile la proposta del leader della Cisl, Luigi Sbarra, intervistato dal quotidiano Libero, che, di fronte all’ennesimo caso di capitalismo predatorio e di delocalizzazioni di impianti che hanno fatto la storia dell’industria italiana, ha parlato di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese e di vera e propria cogestione, ovvero la forma più alta della partecipazione stessa, come possibile antidoto. Un’idea che noi dell’Ugl sosteniamo da sempre e che anzi è il maggiore obiettivo che il nostro sindacato, prima Cisnal, si è posto sin dalla propria fondazione. La partecipazione, infatti, non è solo uno strumento di democrazia economica, ma anche un metodo che potrebbe rivelarsi particolarmente utile in questi tempi di globalizzazione, per affrontare la desertificazione industriale. I lavoratori, infatti, se maggiormente coinvolti, contribuirebbero alla gestione delle aziende da un lato nell’ottica della produttività, necessaria alla sopravvivenza ed alla crescita dell’impresa nella quale operano e quindi al loro sostentamento, dall’altro nella prospettiva di un solido radicamento sul territorio, al contrario delle multinazionali che trasferiscono senza ripensamenti interi stabilimenti industriali sulla base di logiche di dumping sociale. Non solo: è interesse dei dipendenti che l’azienda per la quale lavorano mantenga dei livelli salariali adeguati, rispetti le norme su salute e sicurezza, si occupi di innovazione e formazione, il tutto senza perdere di vista gli obiettivi economici di impresa, perché il fine del lavoratore è quello di mantenere un’occupazione stabile, soddisfacente e sicura, per poter pianificare il proprio futuro. Il nostro auspicio, ma anche la nostra linea di azione sindacale, è che l’interesse crescente verso la visione partecipativa, un tempo osteggiata per ragioni ideologiche, soprattutto a sinistra, e che ora, invece trova un numero sempre maggiore di sostenitori, cosa che non può che rallegrare l’Ugl, faccia nascere nel nostro Paese un fronte unito. E che, con la mobilitazione di tutti coloro che nel mondo produttivo, ma anche in quello politico ed intellettuale, condividono questa visione, si riesca finalmente ad ottenere la piena attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, scritto ai tempi della nascita della Repubblica, ma ancora rimasto solo su carta.