Nel frattempo incontro Meloni-Macron-von der Leyen a Malta. Al centro il piano proposto dalla presidente della Commissione europea

«Nessuno Stato può accettare che la criminalità organizzata determini le politiche migratorie nazionali né che vengano praticate ignobili forme di schiavitù moderna». Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, invitando, nel corso della conferenza ministeriale internazionale, organizzata a Palermo dal governo in collaborazione con l’Unodc, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, la comunità internazionale ad attivarsi per contrastare un fenomeno che non riguarda solo l’Italia, tra le mete preferite dei migranti, ma tutti i Paesi del mondo. La gestione dei flussi migratori sono stati anche al centro della riunione del Med9, a Malta, a margine della quale il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. I tre hanno discusso del piano in dieci punto proposto da quest’ultima in occasione della sua visita a Lampedusa («Una proposta concreta e di buon senso», ha commentato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, esprimendo un apprezzamento in particolare per il punto cinque, che prevede di intensificare la sorveglianza aerea e navale con Frontex, prendendo anche in considerazione nuove missioni navali simili a Sophia, come chiesto dall’Italia). Per risolvere il problema, che coinvolge anche migliaia di minori, spesso non accompagnati (si veda la pagina di Società), bisogna agire alla radice e i dati dell’Europol, citati da Piantedosi, rivelano che «oltre il 90% dei migranti irregolari giunti nel territorio europeo si è avvalso dei trafficanti, durante tutto o parte del viaggio». «Riteniamo fondamentale il potenziamento della collaborazione con le Agenzie dell’Onu per ampliare i programmi di rimpatrio volontario assistito dai Paesi di transito verso i Paesi di origine», ha proseguito Piantedosi, reduce dal Consiglio Affari Interni a Bruxelles che avrebbe dovuto trovare un’intesa su alcuni punti rimasti in sospeso a giugno, in vista del via libera definitivo alla riforma del regolamento di Dublino che poi dovrà essere approvata dall’Europarlamento entro due mesi. Durante l’incontro, secondo il resoconto del ministro, l’Italia ha sottoposto «una serie di iniziative per affrontare questa sfida epocale, riconducibili a due pilastri essenziali». Piantedosi ha spiegato anche quali: «Da un lato la necessità di potenziare la collaborazione con i Paesi di origine e transito dei flussi, per rafforzare la cooperazione di natura investigativa e rendere più efficace la risposta repressiva contro i trafficanti. Dall’altro lato, la necessità di agire concretamente sulle cause della migrazione e offrire ai migranti delle alternative legali ai loro progetti migratori». Questa è la strategia italiana. Che ovviamente dovrà contare sul sostegno di più Paesi possibili, non soltanto quelli europei.