di Francesco Paolo Capone – Segretario Generale UGL
L’esperienza di questi mesi ha evidenziato, ancora una volta, le gravi carenze che pesano come un macigno sulla nostra istruzione: strutture inadeguate, mancanza di personale, programmi non in linea con le esigenze del sistema produttivo. Il problema, quindi, non è soltanto la mascherina
La scuola prova a ripartire, lasciandosi alle spalle l’emergenza pandemica. Almeno ci prova, visto che poi tutte le altre emergenze restano, purtroppo, intatte, ad iniziare dalla carenza di personale (secondo alcune stime, mancherebbero all’appello quasi 200mila docenti, contando pure il personale Covid-19, e circa 20mila fra gli amministrativi e i dirigenti scolastici) e dalla mancanza di strutture adeguate ai tempi che cambiano. Come per gli ospedali, anche le nostre scuole non sono spesso in linea con l’esigenza di accompagnare la transizione ambientale, favorendo il risparmio energetico. Tornando all’emergenza Covid-19, nelle pagine che seguono si analizzano le linee guida appena comunicate dai Ministeri dell’istruzione e della salute, dall’Istituto superiore di sanità e dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome. Il tentativo è quello di tornare il più possibile alla normalità, tanto è vero che il Covid-19 viene derubricato: non è più considerato un virus da trattare in maniera specifica, come è accaduto dal marzo del 2020 e, soprattutto, nel corso del passato anno scolastico, ma qualcosa di molto simile ad una comune influenza. Naturalmente, si semplifica il concetto, in quanto è evidente, numeri alla mano, che il Covid-19 ha avuto ed ha un impatto sul sistema sanitario superiore ad altre malattie contagiose. La mascherina non è più obbligatoria per tutti, ma soltanto per le persone fragili, anche se poi il dirigente scolastico può adottare misure di maggiore tutela, in presenza di determinate condizioni e tenuto conto delle indicazioni provenienti dalle autorità sanitarie. Stop anche alla didattica a distanza che non è la soluzione per le classi pollaio.