Crisi energetica: dopo la Francia, anche la Germania torna al nucleare. La marcia indietro sulle centrali potrebbe essere una via d’uscita per una maggiore indipendenza energetica… e l’Italia?

Dopo le promesse del presidente francese di tornare ad investire sul nucleare, in parte infrante a causa di una serie di problemi di manutenzione delle centrali, ma comunque ancora in atto nelle prospettive di sviluppo transalpino – Macron aveva annunciato un piano da 52 miliardi per costruire nuovi reattori – ora anche la Germania sembra voler fare dietrofront sullo stop all’energia atomica. Il cancelliere Scholz vorrebbe rivedere, almeno temporaneamente, le politiche di graduale abbandono del nucleare avviate da Angela Merkel, prolungando l’attività delle centrali operative sul suolo tedesco ed in particolare degli ultimi tre reattori attivi, che avrebbero dovuto essere spenti entro la fine dell’anno. Così invece non dovrebbe essere, data la crisi energetica e la riduzione delle forniture di gas russo attraverso il gasdotto Nord Stream. Il ritorno al nucleare sta creando motivi di tensione tra le forze politiche della maggioranza “giamaica” al governo, in particolare con la componente verde. Ma il bisogno di energia e la ricerca di una maggiore indipendenza sembrano aver decretato, anche a Berlino, una rinascita del nucleare. “Agiremo per tutta la Germania, sosterremo tutte le regioni del Paese nel modo migliore possibile, in modo che la fornitura di energia per tutti i cittadini e le imprese possa essere garantita al meglio possibile”, così Scholz. La questione dell’indipendenza energetica si sta manifestando in tutta la sua importanza in Europa, per tentare di arginare i problemi di disponibilità e costi dell’energia prima dell’arrivo di un autunno che si preannuncia difficile, per le imprese e la produzione industriale così come per le famiglie. Per quanto riguarda il nostro Paese, anch’esso alle prese con la crisi energetica, il dibattito sul nucleare di nuova generazione sta entrando timidamente nell’agenda politica e nella campagna elettorale, soprattutto grazie alle formazioni del centrodestra, mentre la sinistra oppone ancora forti resistenze. Dimostrando minor senso politico rispetto al mondo progressista transalpino. Realpolitik da un lato, pregiudizio ideologico dall’altro, con il rischio, qui da noi, di condannare l’Italia ad una permanente dipendenza dall’estero.