Tedros Ghebreyesus: «Nella regione europea valutiamo il rischio come elevato»

L’epidemia globale di vaiolo delle scimmie rappresenta un’emergenza sanitaria di interesse internazionale. Lo ha detto il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Ghebreyesus, spiegando che «il rischio posto dal vaiolo delle scimmie è moderato a livello globale e in tutte le regioni, ad eccezione della regione europea dove valutiamo il rischio come alto» e che «c’è anche un chiaro rischio di un’ulteriore diffusione a livello internazionale». «Quindi – ha specificato -, abbiamo un focolaio che si è diffuso rapidamente in tutto il mondo, attraverso nuove modalità di trasmissione, di cui sappiamo troppo poco e che rispondono ai criteri del Regolamento Sanitario Internazionale. Ad oggi, secondo i numeri raccolti dal Comitato di emergenza, convocato dal direttore dell’Organizzazione per fare il punto della situazione, sono stati registrati 16mila casi in 75 Paesi e cinque decessi, contro i 3.040 casi registrati un mese fa in 47 paesi. In Italia, secondo quanto riferito dal direttore della prevenzione del Ministero della Salute, Giovanni Rezza, sono stati registrati 407 casi e la «situazione è sotto costante monitoraggio ma non si ritiene debba destare particolari allarmismi». Il direttore della Clinica di malattie infettive del policlico San Martino di Genova, Andrea Bassetti, parlando all’AdnKronos dei casi a livello mondiale ha avvertito che «è verosimile pensare che siano 5-6 volte di più (di 16mila, ndr). Siamo vicini, quindi, ai 100 mila casi reali. L’Italia rimane fra i primi 10 Paesi, con circa 400 casi. Sono numeri impressionanti». «Nessuno vuole fare allarmismo – ha poi aggiunto Bassetti -, ma occhio a sottovalutare problema». Secondo l’esperto «sarebbe il caso di partire ora con un’importante campagna vaccinale, indirizzata a giovani maschi, altrimenti a settembre rischiamo di avere decine di migliaia di casi diagnosticati e altrettanti sotto traccia». «Questa malattia – ha proseguito – non colpisce tutta la popolazione, ma una fascia molto ristretta: giovani, prettamente maschi, che si contagiano attraverso rapporti omo/bisessuali e più raramente eterosessuali. A queste persone andrebbe indirizzata molto rapidamente una campagna di vaccinazione, il vaiolo delle scimmie è una malattia tutt’altro che semplice».