di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Ieri, l’abbiamo visto tutti, si è consumato lo strappo: i pentastellati fuori dall’Aula durante la votazione del Dl Aiuti, Draghi che, come annunciato, pur avendo numeri sufficienti e la fiducia della maggioranza dell’Emiciclo, non si accontenta di “vivacchiare” tra le liti dei partiti, Mattarella che, respingendo le dimissioni del Premier, prende tempo in vista di una verifica parlamentare, che avverrà a partire dal prossimo mercoledì. Questi i fatti. Poi le analisi, le dietrologie, le ipotesi sul futuro. Fra queste ultime ce n’è da segnalare una in particolare che sta diventando un tormentone, estivo data la stagione, oppure il ritornello di una colonna sonora, ma da film thriller, che come titolo potrebbe avere “Il ritorno di Amato”. Perché la cosa inizia a diventare piuttosto frequente: non c’è crisi politica che non preveda l’annuncio di un coinvolgimento dell’attuale Presidente della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, politico di lungo corso nell’ambito del centrosinistra, ormai 84enne, noto ai più per il famigerato prelievo forzoso notturno del sei per mille dai conti correnti degli italiani, avvenuto nel lontano 1992, ma mai dimenticato. Insomma, quando la politica fa le bizze, ecco che per calmare gli animi si annuncia, come a dei bambini capricciosi, l’arrivo del lupo cattivo con l’intenzione di spingere tutti a più miti consigli. “Fate i bravi, oppure arriva Amato!”. Ben sapendo che ai nostri concittadini, ormai piuttosto disillusi e stressati da continue emergenze, nessun nome può incutere timore quanto quello del “nostro”, perché capace di intaccare una delle poche certezze rimaste agli italiani: l’inviolabilità dei conti correnti. Ed ecco, quindi, il refrain: “Attenti al lupo!”. Secondo indiscrezioni, a caldeggiare l’ipotesi Amato sarebbe un altro “grande vecchio” della politica italiana, scomparso dalla scena pubblica, ma ancora influente: Massimo D’Alema, che l’avrebbe proposto in qualità di presidente “traghettatore” in un governo temporaneo che porti il Paese alle elezioni. Certo un personaggio poco tranquillizzante, data anche la situazione particolarmente difficile che sta attraversando l’Italia, forse peggiore di quella nella quale ci trovavamo nel 1992. Staremo a vedere se lo strappo sarà ricucito e se Draghi rimarrà al suo posto. In caso contrario, l’ennesimo governo non eletto a guida Pd, che sia o meno Amato a guidarlo, non sarebbe certo la soluzione migliore. Spauracchio per spauracchio, meglio a questo punto tornare nel più breve tempo possibile alle temutissime, queste sì, elezioni. Il vero lupo cattivo, non tanto per i cittadini, quanto piuttosto per parte del mondo politico. E poi formare presto un nuovo governo, date le importanti decisioni da prendere, tra legge di bilancio, attuazione del Pnrr, crisi economica e tensioni internazionali.