Kiev accusa Mosca. Che nega la paternità dell’attacco
Nuova strage di civili, in Ucraina. Questa mattina decine di persone – il bilancio, ancora provvisorio, riferisce di 39 vittime e 87 feriti – sono rimaste coinvolte in un bombardamento che ha colpito la stazione ferroviaria di Kramatorsk, una città nella regione di Donetsk, controllata dalle forze ucraine. Al momento dell’attacco, la stazione era affollata da centinaia di persone che cercavano di lasciare la città. Kiev ha accusato la Russia. Che ha prontamente negato la paternità del bombardamento, definendolo una «provocazione» da parte degli ucraini. Di recente, i russi hanno attaccato almeno una stazione ferroviaria: ieri il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, ha riferito di un attacco compiuto ieri contro una stazione nella regione di Zhytomyr. Sui resti di uno dei missili, c’è scritto «per i bambini», in russo. Non è chiaro chi sono gli autori. «Mancando loro la forza e il coraggio di confrontarsi con noi sul campo di battaglia», le forze russe «stanno cinicamente distruggendo la popolazione civile. È un male che non ha limiti. E se non sarà punito, non si fermerà mai», ha commentato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Dura la condanna anche da parte dell’Unione europea: «Attacco spregevole, sono inorridita», ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che oggi si è recata a Kiev per incontrare Zelensky, insieme all’Alto rappresentante per gli Affari esteri, Josep Borrell, e il premier slovacco, Eduard Heger. In questo contesto, i negoziati per la pace procedono al rilento – la strage di Bucha e il bombardamento di oggi non contribuiscono sicuramente a rasserenare gli animi –, almeno pubblicamente: «Qualsiasi tregua temporanea con la Russia sarebbe solo una guerra rinviata per il futuro e l’Ucraina non ne ha bisogno», ha detto il capo negoziatore ucraino, Mikhailo Podolyak, citato dal “Guardian”. Negli ultimi giorni, secondo l’intelligence britannica che monitora la situazione sul campo, la Russia avrebbe effettivamente ritirato le proprie truppe dal nord-ovest dell’Ucraina. Non una vera ritirata, ma un ripiegamento per consentire ai ranghi di serrarsi, dopo le numerose perdite subite di mezzi e uomini: ieri, per la prima volta dall’inizio della guerra, il portavoce del Cremlino, Peskov, ha ammesso che le perdite sono state «notevoli», in un’intervista a SkyNews. Probabilmente l’esercito russo cercherà nuovamente di attaccare l’Ucraina, questa volta ad est. In vista di una nuova escalation dello scontro, che secondo i servizi segreti britannici non dovrebbe avvenire prima di una settimana – i russi necessitano di qualche giorno per rifocillare le truppe, esauste e probabilmente demotivate –, i Paesi occidentali continuano a fornire armi a Kiev. Gli States stanno inviando, tra le altre cose, oltre 1.400 missili Stinger, oltre 5.000 Javelin anti-carro e centinaia di droni-kamikaze. L’Unione europea proporrà di incrementare il fondo per il sostegno militare all’Ucraina con altri 500 milioni di euro, portandolo così a 1,5 miliardi.