Il caro energia sta mettendo in ginocchio interi settori produttivi
Ancora non è possibile quantificare l’impatto sul mondo del lavoro, ma è evidente che, perdurando i rincari dei costi dell’energia e delle materie prime, ci sarà una pesantissima ricaduta sul versante dell’occupazione in alcuni dei settori trainanti della nostra economia. La sola messa a terra delle piccole imbarcazioni dedite alla pesca potrebbe portare alla perdita di circa 25mila addetti, i quali rischiano di non avere copertura reddituale, viste le regole connesse alla fruizione degli ammortizzatori sociali, compresi quelli per il fermo pesca obbligatorio. Impatto ancora maggiore, per numeri, è preventivabile su tutto il versante del trasporto pesante, con centinaia di migliaia di dipendenti e piccoli padroncini impossibilitati ad andare in strada per il caro carburanti. I primi a subire le conseguenze dello stop ai camion sarebbero i cantieri edili e tutta l’industria, per la mancanza di materie prime e di componenti. A conti fatti, in poche settimane potrebbero essere a rischio fino a mezzo milione di posti di lavoro. Torna quindi di attualità la richiesta di Cgil, Cisl, Uil e Ugl di prorogare la cassa integrazione sul modello di quanto fatto con il Covid-19. Già in occasione della discussione sul decreto-legge Sostegni ter, l’Ugl aveva evidenziato la necessità di arrivare almeno fino a giugno. Nel frattempo, purtroppo, è anche arrivata l’invasione della Russia dell’Ucraina.