di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
C’è qualcosa che non torna nella gestione dell’ordine pubblico portata avanti dal ministro degli Interni Luciana Lamorgese. Le polemiche non sono mancate nei confronti di una figura in molte occasioni non all’altezza del ruolo ricoperto e che pure è stata fra quelle confermate nel passaggio di consegne fra il governo di sinistra guidato da Conte e quello di unità nazionale di Draghi. Ricordiamo tutti l’eccessiva morbidezza dimostrata in alcune occasioni, rispetto alla durezza, invece, riservata ad altre. Esempi rimasti nella memoria collettiva sono i rave illegali tollerati in piena pandemia da contrapporre alla severità nei confronti delle proteste dei lavoratori, ma anche dei commercianti contro le restrizioni o alla stretta sui cortei per contrastare le iniziative dei cosiddetti no-Green pass. Insomma, guanto di velluto verso festeggiamenti tanto illeciti quanto inopportuni in tempi di Covid, pugno di ferro di fronte a proteste di cittadini mossi solo da una profonda angoscia rispetto alla propria condizione personale o lavorativa, ferme restando le condanne verso ogni forma di eccesso e violenza, utili solo a delegittimare qualsiasi tipo di protesta, questi, invece, non abbastanza controllati dalla stessa Lamorgese. Provocatori, vandali e teppisti di vario ordine e grado lasciati agire più o meno in modo indisturbato, persone comuni oggetto di eccessiva repressione. Le violenze contro molte ragazze durante il Capodanno in piazza a Milano, con giovani islamici, cittadini italiani e non, a praticare la barbara usanza della ‘Taharrush gamea’, ovvero una molestia collettiva contro donne inermi, segno di un’insufficiente sorveglianza della città, cozzano con l’immagine, che tutti ricordiamo, dell’uomo solitario e pacifico che si trovava in spiaggia contornato dalle forze dell’ordine come un criminale, solo per aver voluto prendere una boccata d’aria fresca durante le prime dure fasi della pandemia e del lockdown. Di esempi ce ne sarebbero a iosa, ma ce n’è un altro tanto recente quanto inaccettabile: le cariche della polizia contro gli studenti, molti minorenni, che protestavano contro la gestione sbagliata dell’alternanza scuola-lavoro, che recentemente ha portato alla morte in una fabbrica di Udine di un ragazzo diciottenne, Lorenzo Parelli. Sembra che il ministro difetti delle necessarie capacità di discernere fra legittime manifestazioni e proteste, fra le espressioni di libertà da gestire, certo, ma comunque da difendere nel nome della democrazia, e gli episodi di violenza ed illegalità, da impedire e combattere strenuamente dimostrando un’efficace capacità di controllo del territorio contro il malaffare. Un’inadeguatezza ormai palese con la quale la politica ed il governo dovrebbero fare, una volta per tutte, i conti, anche per ridare al Paese maggiore fiducia nelle istituzioni.