La piattaforma è accusata da alcuni cantanti di ospitare contenuti pericolosi per la salute

Spotify – il servizio musicale svedese che offre lo streaming on demand – introdurrà nuove iniziative per limitare la diffusione di notizie false sul coronavirus. Lo ha annunciato l’azienda con un comunicato. La decisione è maturata in seguito al caso scoppiato dopo che il cantante canadese Neil Young e poi la sua connazionale Joni Mitchell avevano chiesto (e ottenuto) la rimozione della propria discografia dalla piattaforma, accusandola di ospitare alcuni podcast che diffondono teorie anti-vacciniste. Nello specifico, Young ha criticato il podcast “The Joe Rogan Experience”, condotto da Joe Rogan e che ha avuto tra i suoi ospiti Robert Malone, un virologo americano che ha accusato gli ospedali statunitensi di incassare «incentivi economici» per diagnosticare false morti da Covid-19. Il ceo Daniel Ek ha ammesso che Spotify «ha il dovere di fare di più» per garantire un accesso alle informazioni verificate sull’emergenza sanitaria, sottolineando che le regole della piattaforma già vietano la condivisione di informazioni mediche false che «potrebbero essere una minaccia diretta per la salute pubblica». Dopo l’annuncio di Spotify, Rogan si è scusato, sostenendo di non voler fare disinformazione. Suo unico scopo, ha assicurato, è ascoltare l’opinione di medici «molto qualificati che hanno un’opinione diversa da quella del discorso mainstream».