di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Le trattative per una risoluzione della questione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica sono entrate nel vivo, in attesa che si riesca a trovare una quadra per incasellare un puzzle istituzionale tutt’altro che semplice. Uno scontro tra destra e sinistra, come sempre, ma non solo. A guardare meglio, anche e soprattutto un braccio di ferro fra due schieramenti, in un certo senso trasversali, che sono stati i veri protagonisti nella storia degli ultimi anni del nostro Paese: quello della politica contro quello della tecnica. La tentazione di tifare per l’uno o per l’altro è forte, in base a come la si pensi, col solito spirito settario così radicato fra la nostra cittadinanza. Ma non è questa la chiave di lettura giusta se si intende fare fino in fondo l’interesse dell’Italia. Immaginiamo, infatti, cosa accadrebbe se si avverasse l’uno o l’altro fra i due possibili scenari. Ovvero se stravincesse l’una o l’altra parte in causa. Con un “en plein” della tecnica, di cui Draghi, fra gli italiani, è il massimo esponente, da Palazzo Chigi dritto al Quirinale ed un suo “messo” al governo, la politica italiana sarebbe di fatto commissariata, e con essa, spiace dirlo, ma, a costo di risultare retorici, va ricordato, la sovranità popolare, fondamento della nostra Repubblica. Con, al contrario, una vittoria netta della politica ed una delegittimazione della figura dell’attuale Premier, nel caso in cui al Quirinale andasse un politico e il governo ne risultasse profondamente indebolito, disperderemmo, però, quel patrimonio di credibilità internazionale faticosamente conquistato, in una fase ancora molto complessa dal punto di vita sia sanitario che economico ed anche questo non sarebbe affatto utile all’Italia. Questo è il vero punto della questione. Trovare un modus vivendi che permetta finalmente al Paese di usufruire del pragmatismo e dell’efficienza, caratteristiche della tecnica, ma anche della visionarietà e della lungimiranza che solo la – buona – politica è in grado di garantire. In un certo senso gli ultimi anni, quelli post bipolarismo, dal 2011 in poi, sono stati caratterizzati da uno scontro fra questi due mondi, quello della tecnica e quello della politica, molto di più che da un confronto classico fra destra e sinistra. A pensarci bene, Monti è stato a suo tempo il campione della tecnica, con il Pd a fare da spalla, mentre il governo gialloverde, pur con le sue mille contraddizioni, ha rappresentato una temporanea rivincita della politica. Eppure, nessuna delle due formule da sola ha funzionato a lungo. All’Italia serve, evidentemente, la parte migliore di entrambe. Stabilire un compromesso, nel ridisegnare l’impianto istituzionale del Paese, che rappresenti un punto di incontro e di sintesi, questa è forse la vera scommessa da vincere, per l’Italia.