di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Ad una settimana dal d-day delle prime votazioni per eleggere il successore di Mattarella al Quirinale, la faccenda, importantissima per le ripercussioni politiche interne e internazionali, di chi sarà il nuovo Presidente della Repubblica italiana resta ancora in sospeso. Il centrodestra ha deciso di puntare su Silvio Berlusconi, che non ha ancora sciolto la riserva e potrebbe anche non riuscire a raccogliere il numero sufficiente di voti in un Parlamento congelato alla situazione, poi radicalmente cambiata, fotografata dalle elezioni del 2018. Oltre che l’apprezzamento e il sostegno da parte di tutta la coalizione di destra, restano i dubbi se quella del fondatore di Forza Italia sia effettivamente la scelta più utile al fine di riuscire finalmente, non tanto ad imporre sui media il dibattito attorno ad una personalità fortemente identitaria per il centrodestra ed osteggiata dagli avversari, quanto ad ottenere il risultato storico di un Capo dello Stato che rappresenti la stragrande maggioranza degli italiani, quella che non vota a sinistra. Dall’altro lato dell’emiciclo, da contrapporre a Berlusconi, al momento c’è, comunque, solo un candidato “fantasma”. Piovono dichiarazioni fumose o come dovrebbe o non dovrebbe essere il Presidente più adatto al Paese, ad avviso dei leader della sinistra. Un esponente del centrodestra, assicurano, potrebbe essere votato da tutti, ma nel concreto nessuno sembrerebbe andare bene ed in particolare contro il Cavaliere c’è un vero e proprio niet anche a colpi di regole nuove sulle votazioni, modificate, ad hoc, a causa del Covid. Al posto di quello di Berlusconi, dicono, servirebbe un «nome non divisivo», un candidato «super partes», una «figura moralmente ineccepibile», una «personalità di alto profilo» e così via, in un susseguirsi di frasi tanto giuste quanto ovvie ed inutilmente retoriche senza che si giunga a concretizzarle in un nome ed un cognome, anche perché, date le ridondanti premesse, si rischierebbe di trovarsi nella classica situazione in cui la montagna partorisce il topolino: fra i papabili, in base alle indiscrezioni, i soliti Romano Prodi o anche Giuliano Amato, che però sembrerebbe in lizza per la carica di presidente della Corte Costituzionale. Escluso Draghi, non certo ascrivibile al centrosinistra, l’unico attualmente ad avere i requisiti, ma impegnato a Palazzo Chigi a reggere le sorti del governo di unità nazionale, non è affatto chiara la proposta alternativa presentata dalla sinistra, e, tranne gli ex M5s del Gruppo Misto che sceglierebbero Paolo Maddalena, nessun altro sembra avere intenzione di esporsi facendo un nome. I giorni passano ed a breve si arriverà alla resa dei conti, ma questi illusionismi di palazzo lasciano una sgradevole sensazione: l’Italia, alle prese con gravi problemi economico-sociali, avrebbe bisogno di una politica più limpida.