Sindacati e associazione datoriali possono dar vita a nuovi fondi per settori scoperti. Potenziato il Fis

L’estensione della disciplina dei fondi di solidarietà bilaterali a tutti i datori di lavoro con almeno un dipendente rappresenta la principale novità contenuta nella legge di bilancio, con il superamento della cassa in deroga. Dal 1° gennaio, infatti, tutti i datori con almeno un dipendente dovranno versare la contribuzione indicata. La precedente soglia era di cinque dipendenti. I fondi di solidarietà bilaterali avranno tempo fino al 1° gennaio 2023 per adeguare gli statuti e per l’individuazione degli strumenti di sostegno al reddito equivalenti a quelli assicurati dalla disciplina ordinaria e straordinaria. Sei mesi in più di tempo per i fondi costituiti nel corso del 2020 e del 2021. Nel caso in cui i fondi non riuscissero per ragioni diverse ad assicurare tale obiettivo, è prevista la confluenza nel fondo di integrazione salariale (il Fis) presso l’Inps. Nelle prossime settimane, i sindacati e le associazioni datoriali possono anche decidere di costituire nuovi fondi per andare a coprire settori al momento scoperti; i nuovi fondi dovranno essere autorizzati dal ministero del lavoro di concerto con quello dell’economia. Nella definizione degli strumenti di sostegno al reddito, i fondi dovranno puntare all’equiparazione con quanto avviene nella cassa ordinaria e straordinaria, tenendo conto delle soglie, della durata e dell’ammontare dell’assegno. La legge di bilancio detta inoltre tre principi molto interessanti da sapere. In primo luogo, il diritto a percepire l’assegno al nucleo familiare a carico dell’Inps; in secondo luogo, la previsione che nel comitato amministratore del Fis siano presenti i rappresentanti di sindacati e associazioni datoriali; in terzo luogo, il regolare versamento dei contributi ai fondi di solidarietà bilaterali è condizione per il rilascio del Durc alle imprese (la cosa era precedentemente limitata al solo Fis). Rispetto al fondo di integrazione salariale, si prevede inoltre uno stanziamento di poco più di due miliardi di euro per il 2022 e di 400 milioni per il 2023 per l’erogazione degli assegni. Il trattamento ordinario è di 13 settimane e di 26 settimane, rispettivamente per i datori di lavoro che hanno occupato fino a 5 dipendenti o più di 5 dipendenti. L’aliquota di finanziamento è dello 0,5% nel primo caso e dello 0,8% nel secondo; anche in questo caso, si punta ad una loro progressiva riduzione. Da ricordare infine uno stanziamento di 150 milioni annui per due anni per trattamenti straordinari di sostegno al reddito (massimo 52 settimane) per alcuni settori, in particolare imprese industriali e loro indotto (artigiani, mensa, pulizia) più servizi ferroviari ausiliari e imprese cooperative.