Tre motivi per gli ammortizzatori. Durata maggiore, fino a dodici mesi, con accordo sindacale di transizione occupazionale. Le condizionalità sono rafforzate, in quanto ogni lavoratore che fruisce di una integrazione salariale, a prescindere dalla durata della stessa, è tenuto a partecipare alle attività formative e di orientamento

Nel percorso di riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, rientra anche la revisione delle cosiddette causali, ricorrendo le quali il datore di lavoro può accedere in maniera motivata i trattamenti ordinari e straordinari. Tre le causali, la prima delle quali riferibile alla riorganizzazione aziendale che riguarda pure i cosiddetti contratti di transizione. La seconda causale è quella del contratto di solidarietà. In questo caso, cambiano le percentuali. La riduzione media oraria per il complesso aziendale può arrivare all’80%, invece del 60% previsto fino al 31 dicembre, mentre per il singolo lavoratore si può salire al 90% a fronte del 70% finora vigente. La terza causale è relativa alla crisi aziendale: in questo caso arriva la conferma dell’esclusione del trattamento nei casi di cessazione dell’attività o di ramo d’azienda, un principio già introdotto con la riforma Fornero del 2012, ma spesso derogato in seguito. Rispetto alla durata complessiva degli ammortizzatori sociali, la novità riguarda l’ipotesi di sottoscrizione di accordi per favorire la transizione occupazionale nelle sole causali di riorganizzazione aziendale e crisi aziendali. Gli accordi di transizione occupazionale sono possibili per i datori di lavoro che occupano almeno 15 dipendenti, hanno una durata di ulteriori dodici mesi, richiedono un accordo sindacale e prevedono l’inserimento del lavoratore nel programma nazionale Gol, garanzia di occupabilità per i lavoratori con applicazione delle condizionalità previste.