Secondo il coordinatore nazionale di Forza Italia «non si può lasciare a metà dell’opera un lavoro così delicato» Per il Colle «la mia figura preferita è Silvio Berlusconi»

Prima il Movimento 5 Stelle, poi sarà la volta, domani, del Partito democratico. In settimana tornerà a riunirsi anche il centrodestra. Le strategie delle forze politiche in vista dell’elezione del nuovo capo dello Stato entrano così nel vivo. Del resto il 24 gennaio si avvicina, anche se una convergenza larga, se non proprio su un nome, almeno su un profilo, è ancora lontana da raggiungere. Draghi meglio al Quirinale o ancora a Palazzo Chigi? Questa sembra essere la principale domanda dei partiti. E per il momento l’unica convergenza che si può registrare sembra essere quella che ruota attorno alla figura del premier. «La mia figura preferita è Silvio Berlusconi. Non vedo ipotesi Bis, Draghi sta bene dove sta, a continuare il lavoro positivo già iniziato, non si può lasciare a metà dell’opera un lavoro così delicato, importante e difficile», ha osservato il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, parlando a RTL 102.5. La posizione della Lega, l’ha illustrata invece ieri Matteo Salvini, durante un appuntamento elettorale a Porta Portese per sostenere la candidata di centrodestra alle suppletive di Roma, Simonetta Martone: «Sto lavorando riservatamente per una scelta rapida, condivisa e di centrodestra. Io penso che Draghi debba andare avanti a fare quello che sta facendo, non può abbandonare il lavoro in corso». Su Draghi al Quirinale, oggi si è detto scettico anche il leader di Azione, Carlo Calenda: «Trovo sbagliato – ha detto intervenendo a Mattino Cinque News – che Draghi traslochi da Palazzo Chigi. In un Paese normale e serio i leader di partito si sarebbero già dovuti incontrare per firmare un patto di fine legislatura per tenere al governo Draghi, che al momento è la persona più in gamba che abbiamo, e le cose accadono a Palazzo Chigi». La proposta di Calenda è la ministra Marta Cartabia, «una persona di grande qualità, ex presidente della Corte costituzionale». «Si può trovare un altro nome, ma troviamolo: sediamoci e facciamolo subito», la sua conclusione.