di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Ne abbiamo parlato ieri durante l’incontro con i colleghi sindacalisti europei intervenuti nel nostro evento confederale nell’ambito del progetto Ue per la formazione sul dialogo sociale per dirigenti e quadri sindacali. Un incontro fra sindacalisti “di destra” al quale ha partecipato anche il leader della Lega, Matteo Salvini, per portare il proprio saluto e il proprio contributo alla discussione. Serve un cambio di paradigma. E’ necessario superare le categorie novecentesche fondate sullo schema della lotta di classe, per costruire un nuovo sistema di relazioni industriali incentrato sulla collaborazione, sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Questa idea, in realtà antica, ha dimostrato la propria validità lungo i decenni laddove è stata applicata, specie nell’Europa centrale. Si è rivelata, poi, ancora più adeguata e necessaria in tempi di globalizzazione, unendo il senso di responsabilità dei lavoratori nei confronti delle imprese a quello delle aziende verso le proprie maestranze e di entrambi al territorio di appartenenza, per affrontare i cambiamenti, la concorrenza internazionale e scongiurare deindustrializzazione e delocalizzazioni. Ha ancora più senso ora in un periodo nel quale grazie ai cambiamenti nei processi produttivi determinati dall’applicazione delle nuove tecnologie all’industria e ai servizi è stata in parte superata la tradizionale dicotomia fra management e dipendenti. È, infine, ancora più opportuno promuovere la partecipazione in tempi di pandemia: la crisi, sanitaria e poi economica e sociale, ha rimescolato tutte le carte, ha mostrato che nessuno può affrontare le turbolenze più gravi da solo, ha dato un nuovo senso – se interpretata nel senso migliore – al nostro essere comunità. Questo vale anche per le attività produttive messe in crisi da lockdown, chiusure, contrazione dei consumi. Lavorare tutti assieme per la ripresa, datori di lavoro e dipendenti, grazie a sistemi partecipativi, può essere una soluzione per immaginare un futuro diverso, di sviluppo duraturo, sostenibile e condiviso. Per questo riaffermiamo ancora una volta, come abbiamo fatto sin dalla nostra fondazione nel lontano 1950, la validità dell’idea partecipativa e andiamo avanti nella battaglia per l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione. Un modello da attuare finalmente in Italia, ma da estendere in tutto il Continente, dove accanto ad Paesi più avanzati e consapevoli ce ne sono altri nei quali il sistema partecipativo, nelle sue varie declinazioni, è meno conosciuto. Invece va realizzato con impegno e urgenza come elemento particolarmente incisivo all’interno del più ampio Modello Sociale Europeo, da scoprire e riscoprire per affrontare la crisi attuale, mirare a uno sviluppo sostenibile ed edificare un’Europa economicamente forte e socialmente coesa.