di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Ci troviamo nella fase, importantissima per il Paese, di redazione della Legge di Bilancio dalla quale deriveranno le prossime azioni che disegneranno il volto dell’Italia. Sappiamo che nelle intenzioni del Governo questa manovra dovrà essere espansiva per innescare la ripresa del Paese e per fare in modo che si inneschi concretamente un processo di crescita socialmente inclusivo e sostenibile, l’Ugl sostiene la necessità di sottoscrivere quanto prima un patto Sociale per il lavoro e lo sviluppo, che impegni il Governo, le parti sociali e datoriali nella discussione di una manovra economica che dovrebbe mettere al centro investimenti infrastrutturali e occupazionali senza precedenti, a sostegno di politiche attive di medio e lungo periodo in grado favorire la creazione di nuovi posti lavoro. Serve il contributo di tutti, per comprendere quali siano le necessità e le richieste delle varie componenti economiche e sociali che mandano avanti il Paese. Quello che non serve, invece, sono altri scontri e divisioni. La minaccia di ricorrere allo sciopero generale, costantemente agitata negli ultimi tempi, rischia di rivelarsi un’arma spuntata e di apparire pertanto controproducente, finendo soltanto per alimentare il clima di esasperazione e lacerazione sociale, invece in questa fase, più che mai, è necessario riaprire il confronto sulle riforme ancora in cantiere che occorre attuare entro dicembre, e a cui è condizionata l’erogazione della seconda tranche dei fondi stanziati con il Recovery Plan. La sfida più importante dal dopoguerra ad oggi, ovvero l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza volto a rilanciare l’economia del Paese nella fase post pandemica, richiede l’impegno e la responsabilità di tutti gli attori sociali. Noi dell’Ugl abbiamo le idee chiare su come dovrebbero essere usate queste risorse e delle necessità del Paese per riemergere dalla crisi. Un piano infrastrutturale e più in generale di messa in sicurezza e modernizzazione sia in senso materiale che immateriale del nostro territorio, politiche energetiche lungimiranti, in questi giorni stiamo vedendo quanto siano importanti per l’economia e per le famiglie, una riforma fiscale che premi la produzione e la creazione di posti di lavoro. Sul lato del mondo del lavoro, nuove relazioni industriali che attuino finalmente l’articolo 46 della Costituzione, politiche attive efficaci per mettere finalmente in rete domanda e offerta e puntare sulla formazione e, sul lato della riforma del sistema pensionistico, considerando quota 41 come la migliore ipotesi, puntare sulla flessibilità in uscita a vantaggio di aziende e lavoratori. Noi, come sempre, ci siamo, a questo punto non possiamo che rinnovare l’appello al Governo di convocare al più presto le parti sociali, per un confronto serio, fattivo e soprattutto utile al Paese.