Dopo mesi di discussione, non tutti i nodi evidenziati sono stati ancora superati

Trova conferma l’anticipazione che la riforma degli ammortizzatori sociali è inserita all’interno della legge di bilancio, una soluzione che assicura una veloce approvazione, ma che sta facendo storcere un poco il naso ai puristi delle leggi finanziarie. Ai sensi dei regolamenti parlamentari e prima ancora delle disposizioni di legge vigenti, in legge di bilancio non dovrebbero trovare spazio interventi di carattere dispositivo, come pure tutte quelle micro-norme che finiscono per interessare una nicchia di cittadini o un territorio molto circoscritto. Comunque sia, al termine del lungo confronto con Cgil, Cisl, Uil, Ugl e le altre parti sociali, che si è protratto per diversi mesi, il ministro del lavoro, Andrea Orlando, ha spinto affinché tutto il pacchetto degli ammortizzatori sociali entrasse nella legge di bilancio e non soltanto la copertura finanziaria. Una scelta forte che è arrivata, peraltro, senza che si sciogliessero tutti i nodi ancora aperti, ad iniziare da quello del finanziamento dell’intero sistema. Sono quattro i macro-settori di intervento: gli ammortizzatori in costanza di rapporto di lavoro; quelli in assenza di lavoro; il sostegno al lavoro autonomo; la formazione professionale, le politiche attive del lavoro e la promozione dell’occupazione. Quest’ultimo tema si intreccia con le competenze regionali, con un ruolo per centri per l’impiego, agenzie per il lavoro e fondi paritetici.