di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Sta facendo discutere la stretta del Viminale sulle manifestazioni di piazza e in particolare su quelle anti Green Pass. Le nuove norme prevedono di far sfilare i cortei lontano da obiettivi sensibili e luoghi istituzionali, non necessariamente fuori dai centri storici, ma comunque in modo da non penalizzare sempre le stesse aree commerciali e di imporre, dato l’assembramento di persone, un rigoroso rispetto delle norme su distanziamento e dispositivi di protezione personale. L’intenzione, dopo settimane di proteste ed anche un aumento dei contagi che in parte è stato attribuito proprio alle manifestazioni, è quella di un maggiore controllo, dal punto di vista della sicurezza pubblica, di quella sanitaria e anche di una più adeguata considerazione delle esigenze dei commercianti dei centri storici che hanno subito perdite considerevoli a causa dell’impossibilità per i consumatori di raggiungere agevolmente le loro attività. Una scelta sostenuta anche dalle parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Le forme legittime di dissenso non possono sopraffare il dovere di proteggere i più deboli», che però ad alcuni sta apparendo come liberticida. La tensione sulle norme di contenimento del virus – Green Pass nei luoghi di lavoro in primis – è alta, la polemica politica infuria e il proibire o comunque limitare fortemente i cortei dissenzienti è parso un fatto grave ai più critici verso le misure imposte dal Governo. Eppure non si può certo mettere in secondo piano l’esigenza primaria che deve coinvolgere tutti, quella di bloccare nel modo più efficace possibile la risalita dei contagi, delle ospedalizzazioni e dei decessi da Covid per superare quella che già viene definita come la quarta ondata. Senza questo risultato, quello di metterci finalmente alle spalle la pandemia, difficile immaginare un allentamento delle normative. Come cercare una difficile quadra tra l’esigenza di libertà di espressione e manifestazione e quella di sicurezza, anche sanitaria? Non semplice. Però neanche impossibile. Dal lato del Viminale sarebbe necessaria una maggiore chiarezza sul fatto che le norme più rigide non devono andare di pari passo con i contenuti delle manifestazioni, ma devono essere applicate con uguale solerzia in qualsiasi tipo di assembramento onde evitare che la lotta, sacrosanta, al virus sembri politicizzata. Che si tratti di No Green Pass, manifestanti per il clima, partecipanti a rave party o quant’altro le regole devono valere per tutti così come, purtroppo, il Covid non si ferma davanti a nessuno. Un segnale concreto di obiettività senz’altro contribuirebbe a rasserenare gli animi. Dall’altro lato, quello dei manifestanti, nessuna rivendicazione può mettere a repentaglio la salute pubblica e distanziamento, mascherine e rispetto delle regole dovrebbero essere una conditio sine qua non per dimostrare credibilità.