Da Gfanz 100 mila miliardi $ di investimenti per la transizione ecologica. È tutto oro? Secondo la Ong francese “Reclaime Finance” nessuna delle sotto alleanze della “coalizione verde” richiede di interrompere i finanziamenti alle fonti fossili

Con ben 100mila miliardi di dollari una “coalizione” di più di 450 società, da 45 Paesi, sarebbe pronta a mettersi a disposizione della transizione energetica: è la risposta del mondo della finanza privata alla chiamata della Cop26 di Glasgow, un indubbio successo per Boris Johnson. Può esistere anche una “finanza verde”? Ebbene sì, ma al momento non in senso di benefica, pulita, sana ma disposta ad investire in un ambito che, evidentemente, suscita l’interesse di soggetti dediti alle speculazioni in progetti “con impatto positivo”. La coalizione si chiama Glasgow financial alliance for net zero» (Gfanz) ed è nata ad aprile con una base di partenza di 70mila miliardi di dollari di asset gestiti. È capitanata dall’ex governatore della Banca centrale inglese, Mark Carney, affiancato come co-presidente dal magnate statunitense Michael Bloomberg, e rappresenta ormai il 40% degli asset finanziari globali. Con un patrimonio complessivo pari a 130mila miliardi di dollari sarebbe disposta – il condizionale è d’obbligo – a mettere a disposizione 100mila miliardi per la transizione energetica, risorse che corrispondono a quanto necessario nei prossimi 30 anni, secondo i calcoli del presidente Carney. Che cosa significa tutto questo: che siamo davvero sull’orlo del barato o che siamo di fronte ad una nuova frontiera della speculazione finanziaria? Lo scopriremo solo vivendo, visto che Il gruppo riferirà periodicamente del proprio lavoro al Financial Stability Board del G20. Ma l’ad di Black Rock ha già previsto che sarà più difficile distribuire quel capitale che mantenere gli impegni. Lo scetticismo, dunque, aleggia: in un rapporto della Commissione Ue presentato oggi a Glasgow dalla commissaria Mairead McGuinness è scritto che i mercati dei Green bond (obbligazioni verdi) e delle obbligazioni sostenibili «hanno visto un importante aumento di volume e hanno dimostrato di essere una solida fonte di finanziamento», ma «è necessario continuare a lavorare allo sviluppo di standard per aumentare la trasparenza». Nella coalizione ci sono colossi come Hsbc, Bank of America e Santander. Perché tanto interesse? Il presidente Gfanz, Mark Carney, che è anche delegato Onu per il clima, ha spiegato che, quando nel 2015 fu siglato l’Accordo di Parigi, «il sistema finanziario non aveva consapevolezza della necessità di agire», ma adesso con la Cop26 si è deciso di fare in modo che tutte le decisioni finanziarie nel mondo abbiano al centro il clima. «Gli investimenti verdi possono portare un aumento del Pil globale del 2%», ha detto. Insomma, piatto ricco. Tant’è che il Governo britannico propone Londra come centro finanziario della lotta al climate change, anche attraverso regole dettagliate da imporre alle imprese a partire dal 2030. A buon intenditor.