L’intesa è stata raggiunta durante la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso a Glasgow

Oltre 100 leader mondiali hanno promesso lo stop alla deforestazione nei rispettivi paesi entro il 2030. Questo è il primo rilevante accordo raggiunto in occasione della Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso a Glasgow (Scozia) fino al 12 novembre, che intende mettere d’accordo tutti i Paesi partecipanti su come arginare le conseguenze devastanti causate dai cambiamenti climatici, quando, secondo il parere di numerosi esperti, siamo ormai entrati nel decennio decisivo per il futuro del Pianeta. «Siamo sull’orlo della catastrofe», ha commentato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, sostenendo che «è il momento di fare qualcosa», perché «ci stiamo scavando la fossa». «Non c’è  altro tempo per rimanere a guardare, questa è una minaccia per la nostra esistenza», ha detto il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, lanciano un allarme espresso anche dal resto dei leader mondiali, seppure con altri termini. Il mondo si trova «a un minuto dalla mezzanotte», ha detto il premier britannico, Boris Johnson, sostenendo che i Paesi devono impegnarsi a passare «dalle aspirazioni alle azioni» per evitare un incremento oltre 1,5 gradi della temperatura media globale entro il 2030, un target raggiungibile soltanto attraverso la riduzione considerevole delle emissioni di Co2. Le foreste possono offrire un contributo importante in questo senso: gli alberi assorbono più Co2 di quella che emettono. L’elenco dei firmatari è piuttosto lungo e include, oltre all’Italia, alcune delle economie più importanti al mondo – Stati Uniti e Cina – e alcuni Paesi che ospitano le principali foreste mondiali: Brasile, Russia, Repubblica democratica del Congo. L’accordo (non vincolante) prevede alcune iniziative specifiche per promuovere un’agricoltura sostenibile, stanziamenti economici (i Paesi firmatari metteranno a disposizione 12 miliardi di dollari per la promozione di politiche contro la deforestazione, a cui si aggiungeranno 7 miliardi provenienti da società private) e potrebbe non essere l’unico.