di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Sta per essere varata la prima legge di bilancio dell’era Draghi. Il premier l’ha definita “una legge espansiva, che accompagna la ripresa” e questo è un buon punto di partenza, dato che da tempo diciamo che è proprio di questo che il Paese ha bisogno: solo la crescita economica può consentire migliori prestazioni sociali e anche un intervento migliorativo sul fronte del debito pubblico. Secondo il presidente del Consiglio la crescita ci sarà, per recuperare quanto perso a causa della crisi Covid, e dovrebbe essere superiore al 6%. questo per restare nell’ambito delle linee generali della manovra, anche se, andando nel dettaglio alcuni punti restano da approfondire e migliorare. Un buon aspetto è quello che riguarda la decisione di giungere, finalmente, a un taglio della pressione fiscale: una dotazione di 8 miliardi, la parte più consistente della manovra, per ridurre il cuneo fiscale, uno fra i maggiori nodi irrisolti nel mondo del lavoro, e l’Irap. E poi gli ammortizzatori sociali, con 4,6 miliardi di euro, di cui 3 in deficit e la previsione di estendere l’accesso all’integrazione salariale anche alle aziende più piccole, con meno di 5 dipendenti, di ampliare la platea Naspi riducendo le ore lavorate e di incentivare le aziende che assumono a tempo indeterminato i lavoratori in Cigs. Per la sanità il piano prevede uno stanziamento di 1,8 miliardi per vaccini e medicinali anti-Covid, 2 miliardi aggiuntivi l’anno per il fondo sanitario nazionale, fondi per farmaci innovativi, borse di studio per i medici in aumento e stabilizzazione del personale assunto durante l’emergenza. Un fondo per il clima e la tutela ambientale, ma anche il rinvio al 2023 di plastic tax e sugar tax, che avrebbero portato scossoni all’economia in questo periodo particolarmente inopportuni. Un intervento di due miliardi per contenere l’aumento delle bollette, altro pericolo per la ripresa tamponato con la manovra. E poi altre misure: la cancellazione del cashback giallorosso, misura tanto inefficace quanto non tarata sulle fasce più deboli della popolazione, dieci giorni di congedo obbligatorio per i neopapà e fondi per asili nido e materne, la riduzione dell’Iva sui prodotti per l’igiene femminile, la proroga dei trattamenti di integrazione salariale per i dipendenti ex Alitalia fino al 31 dicembre 2023. I punti più significativi dal punto di vista sociale restano la rimodulazione del reddito di cittadinanza e il fronte previdenza. Per quanto riguarda il primo, sarà mantenuto ma, finalmente, con controlli, decadenza in caso di rifiuto del posto di lavoro, svolgimento di lavori utili; un irrigidimento delle maglie che era necessario. Poi la questione quota 102, la più spinosa, specie data l’intenzione di tornare progressivamente, dopo questa soluzione ponte, a un sistema pensionistico completamente contributivo, ovvero un ritorno alla Fornero. Una prospettiva, questa, completamente da rivedere, sia per garantire maggiore flessibilità in uscita ai lavoratori, che per aiutare le aziende a una migliore gestione del personale.