Tentativo di ridurre gli infortuni: Sono due le ipotesi individuate a seconda del tipo di violazione riscontrato nella ispezione. Prevista una sanzione aggiuntiva o anche l’arresto in caso di carenze di particolare gravità

La principale modifica apportata al decreto legislativo 81/2008 è quella relativa alla riscrittura dell’articolo 14, relativo ai provvedimenti degli organi di vigilanza per il contrasto del lavoro irregolare e per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. In caso di lavoro irregolare nella misura del 10% (attualmente è previsto il 20%), l’Ispettorato nazionale del lavoro dispone la sospensione dell’attività; la sospensione scatta, a prescindere dal settore di intervento, in caso di gravi violazioni in materia di salute e sicurezza, le quali sono indicate all’allegato I. Le violazioni che comportano la sospensione dell’attività sono una dozzina, fra cui la mancata elaborazione del documento di valutazione del rischio, del piano di emergenza e del piano operativo della sicurezza; la mancata formazione o fornitura di Dpi e protezioni dall’alto e verso il vuoto; la mancata costituzione del Spp e del responsabile del servizio stesso. La sospensione è adottata in relazione alla parte di attività imprenditoriale interessata dalla violazione, con l’Ispettorato che può disporre specifiche misure prescrittive. Come sorta di pena accessoria, nel periodo di sospensione, l’impresa non può intrattenere rapporti con la pubblica amministrazione; per tale ragione, la sospensione è comunicata all’Anac e al ministero delle infrastrutture. Il provvedimento non si applica in caso di lavoro irregolare, se il dipendente è unico. Il provvedimento può essere fatto decorrere dalle 12 del giorno successivo ovvero alla cessazione dell’attività in corso, salvo non vi sia pericolo imminente o di grave rischio. In caso di provvedimenti adottati per violazione in materia di prevenzione incendi, competente è il comando provinciale dei vigili del fuoco, mentre nell’ambito degli accertamenti in materia di tutela della salute e della sicurezza, la competenza spetta ai servizi ispettivi delle Asl. Il provvedimento è revocato se avviene la regolarizzazione dei dipendenti; se viene accertato il ripristino delle regolari condizioni di lavoro; se vengono rimosse le conseguenze pericolose; se l’impresa ha versato una somma aggiuntiva (2.500 euro fino a cinque dipendenti; 5mila più di cinque lavoratori) più una ulteriore somma indicata sempre all’Allegato I. Le somme aggiuntive sono raddoppiate, se l’impresa è stata oggetto di precedenti sospensioni. Con istanza di parte, la revoca è concessa anche con il pagamento del 20% della somma aggiuntiva prevista, con la restante quota maggiorata del 5% da versare entro sei mesi. Possibile inoltre l’arresto o la sanzione amministrativa. È comunque ammesso ricorso entro 30 giorni.