Cambiamenti in corso: 200 milioni aggiuntivi vanno a finanziare il reddito di cittadinanza nel 2021

Il decreto-legge Fiscale contiene tre misure apparentemente di minore impatto, ma che, viceversa, sono destinate ad avere comunque una certa ricaduta. La prima di questa ha già suscitato forti polemiche in seno alla compagine di governo. L’autorizzazione di spesa in materia di reddito di cittadinanza, introdotto con il decreto-legge 4/2019, è incrementata di 200 milioni per il 2021. Si tratta di maggiori costi rispetto a quanto preventivato a suo tempo, maggiori costi che potrebbe salire fino ad un miliardo di euro nel corso del 2022, in aggiunta a quelli già stanziati. Al netto dei correttivi che potranno arrivare, è opportuno ricordare che fra novembre e dicembre terminerà anche la proroga di un anno concessa ai primi fruitori del reddito di cittadinanza, quelli del marzo-aprile del 2019. La seconda misura ha un impatto diretto sul decreto-legge conosciuto come decreto Dignità, il primo provvedimento urgente adottato dall’allora ministro del lavoro, Luigi Di Maio, per contrastare la diffusione dei contratti a tempo determinato. Con il decreto-legge Fiscale, la possibilità per una impresa utilizzatrice di impiegare a tempo determinato lavoratori in somministrazione assunti a tempo indeterminato dalla agenzia diventa strutturale; al momento era prevista una scadenza al 31 dicembre. Infine, l’assenso preventivo al passaggio diretto da una amministrazione ad un’altra è sempre richiesto, oltre che per il Ssn, anche nei casi di personale degli enti locali con un numero di dipendenti a tempo indeterminato non superiore a 100 unità.