A denunciarlo è un rapporto Censis-Lenovo, sottolineando molte altre criticità

Ci sono ancora molti italiani senza una connessione di rete, nel 2021. Sono 4,3 milioni, secondo una stima contenuta in un rapporto del Censis, realizzato in collaborazione con Lenovo. Che scende nel dettaglio, riportando che in 13,2 milioni dispongono di una connessione domestica lenta (o mal funzionante), in 22,7 milioni denunciano qualche disagio in casa durante le attività digitali: in tanti (12,4 milioni di utenti) devono condividere i dispositivi con il resto della famiglia. Le criticità non si esauriscono qui: 24 milioni di italiani ammettono di non sentirsi completamente a loro agio nell’ecosistema digitale. Molti hanno difficoltà con i servizi di messaggistica istantanea (nove milioni), con la posta elettronica o con i social network – in entrambi i casi, il Censis ha quantificato in otto milioni gli italiani che dichiarano di avere qualche problema nell’usarli –, con la navigazione sui siti web e con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi (sette milioni). Non tutti riescono a sfruttare alcune delle opportunità offerte dalla connessione ad internet – in cinque milioni non sanno effettuare un pagamento online e in quattro non hanno familiarità con le applicazioni e le piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali –, anche se la stragrande maggioranza spera che le innovazioni tecnologiche possano coinvolgere la Pubblica amministrazione. Qualche esempio? L’85,3% degli italiani si augura che in un prossimo futuro le comunicazioni con gli uffici pubblici possano avvenire con uno scambio di e-mail, una quota analoga spera che si possano richiedere documenti e certificati online, l’83,2% di poter pagare su internet in modo semplice e veloce tasse, bollettini e multe. Il 78,9% si aspetta di ricevere informazioni personalizzate via e-mail, sms o messaggi WhatsApp. La pandemia ha modificato nell’utilizzo degli strumenti digitali, creando modalità “ibride”: il 66% degli italiani usa lo stesso dispositivo personale (smartphone e/o computer) anche per il lavoro mentre c’è anche un 26,9% che utilizza i dispositivi elettronici aziendali per ragioni personali, sottostimando i rischi per la sicurezza e la privacy.