Intervento di Cgil, Cisl, Uil e Ugl in audizione parlamentare sul nuovo decreto-legge

Nessuno può immaginare di licenziare una persona perché non in possesso del green pass, fermo restando la centralità della vaccinazione per contrastare la diffusione del Covid-19 nella società e nei luoghi di lavoro. Il messaggio che i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno voluto ribadire nel corso della audizione sul decreto legge che estende la certificazione verde è stato chiaro ed univoco. Le sigle sindacali confederali hanno anche ribadito un punto, quello del disappunto per il fatto che non è stato possibile, in questa fase, aprire un confronto con le associazioni datoriali, con le quali, viceversa, si era più volte trovato un punto di accordo nei mesi passati. Come noto infatti, già nelle prime settimane della pandemia, sindacati e associazioni datoriali avevano trovato una intesa sul rientro in azienda, intesa poi estesa a diversi settori produttivi e aggiornata diverse volte. L’ultimo accordo aveva riguardato la campagna di vaccinazione in azienda. Questa volta, invece, non è stato possibile trovato un accordo sulla questione dei tamponi, anche se, almeno a livello aziendale, non mancano casi di aziende che hanno deciso di compartecipare al costo dei tamponi. Il decreto-legge si intreccia con la questione del rientro a lavoro anche del personale pubblico. Dal 15 ottobre, infatti, terminerà la fase estesa del ricorso al lavoro agile, come utilizzato durante la pandemia.