Il Pd canta vittoria troppo presto: nei 9 Comuni al ballottaggio per il centro destra ampie possibilità di recupero

Questo l’esito del primo turno delle amministrative del 3 e 4 ottobre: al centrosinistra Milano con Beppe Sala, Rimini con Sadegholvaad Jamil, Salerno con l’uscente Enzo Napoli, Bologna con Matteo Lepore in alleanza con M5s e così anche Napoli con Gaetano Manfredi e Ravenna con Michele De Pascale. Il centrodestra incassa la vittoria a Novara con Alessandro Canelli, a Pordenone con l’uscente Alessandro Ciriani e a Grosseto con il bis di Antonfrancesco Vivarelli Colonna. E già si canta vittoria per il centrosinistra sui quotidiani, complici anche le lodevoli autocritiche del centrodestra. Ma si fa finta di non vedere che ai ballottaggi la partita delle amministrative è ancora aperta. Se è vero che 6 capoluoghi sono già andati al centrosinistra e 3 al centrodestra, ce ne sono ben 9 che vanno al ballottaggio. Inoltre al secondo turno i candidati del centrodestra sono in vantaggio in cinque Comuni, mentre quelli del centrosinistra in quattro.

Dunque “i giochi”, se così vogliamo chiamarli, sono ancora aperti, tanto più che la squadra del centrodestra, molto più composita del centrosinistra, può attirare sia il voto degli elettori che apprezzano l’operato del Governo Draghi di larghe intese sia quelli che lo contestano. Se in nessuna delle città che hanno già eletto il Sindaco si cambia colore politico, a Roma e a Torino, governate negli ultimi cinque anni dal M5s, le probabilità che i colori possano essere quelli del centro destra ci sono tutte. Cinque Comuni che vanno al ballottaggio e che si giocano il bis: Trieste, Isernia e Benevento per il centrodestra, Varese e Caserta per il centrosinistra. Da sottolineare, ancora, che nell’unica Regione andata alle urne ha vinto il centrodestra con Mario Occhiuto.

A Roma, soprattutto, la partita è aperta più che mai: non solo perché è in vantaggio il candidato del centrodestra Enrico Michetti con il 30,15% rispetto al candidato di centrosinistra Roberto Gualtieri con il 27,03, ma anche perché Carlo Calenda (19,82%), più votato della sindaca uscente Virginia Raggi (19,08%), non ha dato indicazioni di voto perché «io ho avuto voti di destra, di sinistra, di centro. Non posso fare apparentamenti, alleanze o accordi con qualcuno. Sarebbe un tradimento verso i miei elettori». A Torino difficile non immaginare in vantaggio, potenzialmente, il centro destra visto che è da circa 20 anni che non riesce ad andare al ballottaggio. Quindi c’è una ventata o una richiesta di novità. Infatti, Paolo Damilano, candidato sindaco di “Torino Bellissima” e del centrodestra, ha detto: «Siamo determinati nel lavorare duramente nei prossimi 15 giorni per raggiungere l’obiettivo prefisso – in un’intervista da Sky Tg24 -, cioè amministrare nei prossimi anni la nostra città». Ma già in queste ore si scaldano i motori anche per la partita al Quirinale.