Nessun obbligo a carico dei datori di lavoro, i quali, però, potrebbero attivarsi

Dopo la firma del Presidente della repubblica, Sergio Mattarella, e la sua pubblicazione in gazzetta ufficiale, il nuovo decreto-legge che estende gli obblighi connessi alla certificazione verde Covid-19 è diventato legge. Il provvedimento più volte anticipato esplica quindi i suoi effetti, salvo naturalmente la sua successiva conversione in legge da parte del Parlamento, cosa che dovrà avvenire entro sessanta giorni. Un provvedimento preceduto da non poche polemiche sia fra le forze politiche che fra le stesse parti sociali. Soprattutto in questo campo, la discussione è spesso virata verso una delle modalità con cui è possibile avere il green pass, vale a dire la presentazione di un tampone fatto massimo nei due giorni precedenti. I sindacati, sul punto, hanno sostenuto il fatto che i costi dovessero essere a carico del datore di lavoro; viceversa, le associazioni datoriali hanno escluso che ciò possa accadere, vista la possibilità di vaccinarsi. Al momento, il governo ha previsto una riduzione dei costi a carico di chi si sottopone al tampone, senza chiaramente indicare un obbligo verso qualcuno. Già nei mesi scorsi, è stato introdotto un credito di imposta, ma è evidente che ora lo stanziamento previsto potrebbe non essere assolutamente sufficiente. In assenza di una disposizione nazionale, almeno sulla carta, rimane in piedi la via della contrattazione collettiva aziendale.