di Francesco Paolo Capone Segretario Generale UGL

Le discussioni nella maggioranza, intorno alla scadenza di Quota 100, sono gravate da interessi e fini meramente strumentali. I partiti, Pd e M5s, – quest’ultimo guidato dall’ex presidente del Consiglio che la inaugurò, – che ad essa si oppongono, non appaiono preoccuparsi dei rischi in capo a lavoratrici e lavoratori. Interessa soprattutto sconfiggere un avversario con il quale, però, condividono la maggioranza e quindi la responsabilità di Governo. A fine 2021, terminerà il triennio sperimentale di Quota 100 e i lavoratori – soprattutto uomini perché rispetto alle donne godono di carriere contributive più lunghe – rischiano un ritorno alla “legge Fornero”, cioè a uno scalone di 5 anni fino a 67 anni per accedere alla pensione di vecchiaia, una misura fallimentare dettata dalla logica miope dell’austerity e fondata sul taglio indiscriminato delle tutele e dei diritti sociali dei lavoratori. Un’eventualità che, dopo due anni di pandemia, potrebbe risultare ancora più gravosa.

I dati diffusi dall’Inps sull’utilizzo di Quota 100 sono stati interpretati strumentalmente dai detrattori, sostenendo che ha prodotto «alti costi». È vero, semmai, l’esatto contrario e cioè che ha generato risparmi. Gli italiani, infatti, non sono andati in massa a sfruttare “alla cieca” una possibilità per uscire prima dal mondo del lavoro (62 anni con 38 anni di contributi). Hanno saputo fare i calcoli, scegliendo la soluzione più conveniente per le loro esigenze. Quello che occorre, e lo dimostrano gli stessi numeri, è mantenere quindi in vita uno strumento di flessibilità, sul quale purtroppo il Governo però non si è ancora pronunciato.

Ecco perché l’UGL chiede all’esecutivo di convocare al più presto le parti sociali e avviare un dialogo effettivo con loro per dare voce alle istanze dei lavoratori. In attesa di un incontro e poiché il tempo stringe, in vista della prossima manovra finanziaria l’UGL proporrà soluzioni per mantenere attivi quei meccanismi di flessibilità in uscita. La migliore soluzione per il superamento di Quota 100 resta Quota 41. Ma, in alternativa, potrebbe esservi l’istituzione di un maxi-fondo, pari a circa a 3 miliardi di euro, con il fine di accompagnare i lavoratori alla pensione ed evitare il famoso scalone. Il fondo, oltre a consentire l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, può favorire la ristrutturazione delle aziende e l’ingresso di nuove competenze, agevolando così il ricambio generazionale e il processo verso la transizione digitale. Una misura da integrare con i contratti di espansione, la riforma degli ammortizzatori, la proroga di ‘opzione donna’, nonché la stabilizzazione e il rafforzamento dell’Ape sociale per i lavoratori che svolgono attività usuranti o che si trovano in stato di disoccupazione.