di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Dalla mezzanotte appena passata si sono di fatto spenti i riflettori sulla “vecchia” Alitalia: non è più possibile prenotare i biglietti aerei e di fatto il passaggio di consegne è avvenuto anche se formalmente bisognerà aspettare il 15 ottobre per la nascita definitiva di Ita. Ma i piani della dirigenza del nuovo vettore per il futuro della compagnia aerea non possono che preoccupare il sindacato: non solo una drastica riduzione dell’organico, ma anche un nuovo contratto per i dipendenti tutto da definire. Dal punto di vista quantitativo, i posti di lavoro attualmente considerati nel piano industriale sono 2.800, mentre l’organico precedentemente comprendeva circa 10mila e 500 persone. Un taglio nettissimo. Non solo: c’è anche la previsione di valutare l’assunzione anche di chi non è attualmente in Alitalia per comporre lo staff dei nuovi 2.800 dipendenti Ita, quindi con l’eventualità di aumentare la platea, già molto ampia, di lavoratori estromessi dalla compagnia. E poi c’è la questione del contratto, che si vorrebbe scrivere ex novo, quanto a diritti e retribuzione, con la possibilità, tanto concreta nelle intenzioni di Ita, quanto irricevibile dal nostro punto di vista, di disattendere le previsioni del Ccnl del settore, per di più in un’azienda controllata dallo Stato. Insomma, la trattativa è in salita, al punto da aver reso necessaria la proclamazione dello sciopero nazionale, da parte delle sigle della categoria, Ugl Trasporto Aereo e le altre. Abbiamo sempre affermato e continuiamo ad affermare che le criticità da risolvere per risollevare la compagnia non sono da ricercare nel personale, ma nelle scelte strategiche da compiere che nel passato sono state controproducenti: le alleanze, la capacità di avere, manutenzione, contratti, costi dell’energia, disciplina della concorrenza. Il timore, fondato, è che un ulteriore drastico ridimensionamento abbia come risultato solo quello di penalizzare i lavoratori senza riuscire, peraltro, a risollevare le sorti della compagnia: solo poco più di una decina d’anni fa i dipendenti Alitalia erano il doppio e il taglio del personale senza una strategia complessiva non è riuscito, come abbiamo potuto constatare, a migliorare la situazione. Per non parlare della sorte delle migliaia di persone, con relative famiglie, che sarebbero estromesse, in questa fase dobbiamo assicurarci una loro ricollocazione adeguata, in attesa di un reintegro di almeno una parte dei lavoratori – da consentire mediante una formazione costante – in base alle previsioni di Ita stessa, secondo le quali entro tre anni l’organico dovrebbe passare a 5.750 persone nel 2025. Per non parlare di altri temi: dal futuro dei lavoratori dei call center che operano per Alitalia a quello delle funzioni di servizio pubblico, i voli calmierati per la Sardegna, ad esempio, svolti dall’ex compagnia di bandiera. Insomma, il decollo di Ita si preannuncia difficile.