di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

L’onda lunga del movimento “me too” ha investito in pieno l’ormai ex governatore di New York, Andrew Cuomo. Descritto come una stella nascente, destinato – sembrava – a una fulgida carriera politica fra i democratici americani, ora è già sul viale del tramonto. Costretto alle dimissioni dai vertici del suo stesso partito, col presidente Biden in prima fila sul banco degli accusatori, alla fine si è ritirato. Su di lui pesano, infatti, ben undici accuse di molestie sessuali – battute, allusioni, contatti inopportuni, atteggiamenti capaci di creare un clima intimidatorio – da parte di altrettante donne frequentate per motivi di lavoro dallo stesso Cuomo negli ultimi anni, che ora hanno dichiarato di aver subito comportamenti illeciti da parte del potente uomo politico newyorkese. Dimissioni in diretta televisiva con tanto di scuse nei confronti delle persone offese, ma anche un’accorata dichiarazione di innocenza: «Ho agito totalmente senza pensare, ho agito in modo irrispettoso e insensibile verso alcune persone e io mi scuso. Sono stato troppo familiare con le persone, uomini e donne, ma non ho mai superato il limite con nessuno, ma attenzione, quando c’è faziosità può colpire chiunque. Il passo indietro è la cosa migliore, le mie dimissioni saranno effettive tra 14 giorni». E così al posto di Cuomo, la sua vice, Kathy Hochul, prima donna a ricoprire la carica di governatrice dello Stato di New York. Difficile dire, osservando la vicenda dall’altra sponda dell’Atlantico, come siano effettivamente andate le cose e se l’ex governatore sia colpevole o innocente. Se abbia approfittato della propria posizione influente per assumere comportamenti irrispettosi, o se, invece, sia vittima di un sistema, come lui stesso afferma, capace di utilizzare anche comportamenti del tutto normali per instillare il dubbio, creare lo stigma e quindi stroncare carriere per ragioni di interesse più che per ricerca di giustizia. Ai giudici americani l’onere di accertare la verità dei fatti e di distinguere fra comportamenti magari eccessivamente amicali e sopra le righe, ma leciti, da atteggiamenti irrispettosi, intimidatori e violenti da punire senza esitazione. Certo è che la narrazione in base alla quale i democratici fossero esenti da determinati scandali e l’idea di dividere il mondo in “buoni e cattivi” sulla semplice base dell’appartenenza a questo piuttosto che all’altro schieramento sta facendo acqua da tutte le parti. Così come si sta sgretolando l’immagine del “governatore eroe” nella lotta contro il Covid a New York, grande avversario di Trump e della gestione repubblicana della pandemia. Salgono alla ribalta altri comportamenti dubbi per i quali Cuomo è sotto accusa: l’accesso privilegiato del politico, dei suoi familiari e del suo staff ai test contro il virus, mentre scarseggiavano, invece, per le persone comuni, i numeri truccati delle morti da Coronavirus nelle case di cura. Forse l’accusa di molestie è solo la punta di un iceberg per l’ex stella – ormai cadente – della politica dem.