di Francesco Paolo Capone – Segretario Generale UGL

Ugl e FederTerziario sono impegnate a dare una risposta alle giuste aspettative di centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti e dei loro datori di lavoro. La riqualificazione professionale come sfida dei prossimi mesi per intercettare il Piano nazionale di ripresa e resilienza

La pandemia da Covid-19 come il famoso vaso di Pandora: oltre alla drammatica scia di lutti, ha tolto ogni velo sulle tante criticità che, da tempo, penalizzano il nostro Paese. È sufficiente riprendere in mano il Protocollo sulla politica dei redditi del 1993, firmato a suo tempo da Carlo Azeglio Ciampi con le parti sociali, per capire come alcune problematiche – Mezzogiorno, occupazione, giovani, donne, produttività, innovazione, formazione – erano già ben presenti allora. Negli anni successivi, magari è cambiata la terminologia, in quanto si è iniziato a parlare di colli di bottiglia e di lenzuolate, ma le questioni vere sono rimaste sempre intatte. La pandemia ha tolto però ogni alibi. Chiusi in casa, milioni di nostri concittadini di ogni età hanno dovuto sperimentare il senso vero di un termine come digital divide, fino a quel momento confinato negli studi dei think tank e nelle tavole rotonde fra addetti ai lavori, spesso più impegnati a compiacere ad un determinato cliché piuttosto che a scendere nella realtà concreta. In un tale scenario, Ugl e FederTerziario, singolarmente e unitariamente, in questi mesi a dir poco difficili, hanno aumentato gli sforzi, mettendo in campo ogni risorsa possibile per assistere i lavoratori dipendenti e i datori di lavoro. Si è fatto tanto, ma ora è fondamentale fare di più perché, nel frattempo, si è alzata l’asticella delle aspettative, in linea con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La sfida dei prossimi mesi è quindi quella non semplicemente di domandarci cosa possiamo fare, ma adoperarsi per fare. Da subito, la nostra organizzazione sindacale ha messo in cantiere un intenso lavoro di supporto alle attività di FondItalia.