Anche Pechino tra i “pericoli” secondo il presidente Usa

Niente da fare, le tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia, nonostante le aperture di facciata di entrambe le parti, sono ancora lì, rese ancora più evidenti dalle parole che il presidente americano, Joe Biden, ha pronunciato durante una visita alla sede della Direzione nazionale dell’intelligence. Secondo Biden, infatti, Mosca sta già spargendo disinformazione nel tentativo di influenzare le elezioni americane di metà mandato del prossimo anno, definendo Vladimir Putin – già oggetto di osservazioni poco lusinghiere nel recente passato – una minaccia in quanto «sa che è in difficoltà» e questo lo «rende ancora più pericoloso». Non solo: i cyberattacchi ai danni di istituzioni e imprese americane di cui la Russia viene spesso accusata potrebbero un giorno, a detta di Biden, «scatenare una vero e proprio conflitto armato». Tuttavia quest’ultimo aspetto non riguarda esclusivamente le relazioni tra Washington e Mosca, ma c’è da considerare anche il ruolo di Pechino che l’amministrazione Biden ritiene altrettanto un pericolo, anche perché la Cina potrebbe presto diventare la più grande forza militare del mondo. Del resto, soltanto pochi giorni fa Biden, la Nato e l’Europa avevano accusato proprio la Cina di attacchi hacker contro i server di Microsoft Exchange (accuse rispedite al mittente dai diretti interessati) e nelle ultime ore reiterate – oltre all’annosa questione del rispetto dei diritti umani – dalla vicesegretario di Stato, Wendy Sherman, nel corso dei colloqui, che hanno registrato risultati tutt’altro che rilevanti, di Tianjin.