Strumento decisamente costoso

L’articolo 1 del decreto-legge 99/2021 produce una interessante inversione di rotta rispetto a quanto previsto dal Conte-2. Il programma di attribuzione dei rimborsi in denaro per acquisti effettuati mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici è sospeso per il secondo semestre del 2021. Giudicando l’esperienza del “cashback” non propriamente positiva, rispetto soprattutto alle risorse investite, il governo Draghi sospende, quindi, il programma e ne ridefinisce le regole, indirizzando, nel contempo, una parte delle risorse verso la riforma degli ammortizzatori sociali e verso il credito di imposta riservato agli esercenti che si dotano di strumenti di pagamento elettronici. Il comma 6 prevede, infatti, l’istituzione di un fondo con una dotazione di 1.497,75 milioni (anno 2022) come concorso al finanziamento della riforma degli ammortizzatori sociali. Il comma 10 prevede, invece, un credito di imposta incrementato del 100% in favore degli esercenti sulle commissioni sui pagamenti elettronici effettuati dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022, mentre il comma 11 introduce l’articolo 22-bis nel decreto-legge 124/2019 per effetto del quale viene riconosciuto un credito di imposta per l’acquisto, il noleggio o l’utilizzo di strumenti che consentono forme di pagamento elettronico e per il collegamento con i registratori telematici. Naturalmente, rimane in piedi la grande questione dell’economia sommersa, parte della quale si può intercettare soltanto attraverso una riforma fiscale equa e semplice.