Alla società si chiede di superare un gap che non ha più ragione di esistere per arrivare all’inclusione. Inoltre a causa della pandemia da Covid-19, si potrebbe assistere ad una impennata del fenomeno della disabilità da lavoro. Già oggi, l’Inail eroga 566mila rendite mensili per infortuni e malattie professionali che riducono la capacità lavorativa

Nelle stesse ore in cui la redazione di Meta serale era intenta a chiudere il presente numero di Meta sabato, le agenzie di stampa pubblicavano il resoconto delle principali considerazioni espresse dal presidente dell’Inail, Franco Bettoni, al Senato nell’ambito delle audizioni svolte dalla commissione di inchiesta sulle condizioni di lavoro nel nostro Paese. Dall’ex numero uno dell’Anmil, l’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, è arrivata una osservazione molto interessante: la pandemia da Covid-19 ha generato una nuova categoria di infortunati, quella con i postumi dal virus. All’inizio, ha spiegato Bettoni, questi sintomi sembravano leggeri, ma poi ci si è resi conto delle gravi conseguenze respiratorie, cardiache, neuromotorie e psicologiche. Tutte considerazioni esatte che chi opera nel sindacato ha potuto verificare sul campo, anche alla luce delle richieste di intervento presentate ai patronati. Oggi ancora non siamo in grado di dire quale sarà l’impatto; quel che però possiamo dire è che la disabilità acquisita sul lavoro per infortunio o per malattia professionale ha e avrà un peso sempre maggiore sulle collettività. I numeri, del resto, già lo evidenziano adesso. Ecco quindi che diventa fondamentale dotarsi di alcuni strumenti per favorire il reinserimento lavorativo delle persone con disabilità e ridurre il rischio di comportamenti discriminatori verso le stesse persone. Le risorse per abbattere le barriere architettoniche e sistemare adeguatamente il posto di lavoro ci sono, quel che serve è agire per concretamente anche sul versante della cultura dell’inclusione, per cancellare un gap che non ha ragione di esistere.