Ancora non è partito il tavolo di confronto fra le parti sulla riforma fiscale

Il giorno del suo insediamento il presidente del consiglio dei ministri, Mario Draghi, che qualche giorno prima aveva posto un sostanziale veto sulla flat tax, parlò di riforma onnicomprensiva da affrontare nel suo insieme e non di interventi a macchia di leopardo. Passati alcuni mesi, il tema del fisco ancora non è stato inserito in agenda, anche se nel Piano nazionale di ripresa e resilienza si conferma comunque la volontà di intervenire. Cgil, Cisl, Uil e Ugl da una parte e associazioni datoriali dall’altra insistono sulla necessità di arrivare ad una compiuta riforma fiscale. Se i sindacati evidenziano soprattutto la scarsa equità del sistema, che finisce per penalizzare il lavoro dipendente e i pensionati, da Confindustria a scendere si guarda principalmente all’alto costo del lavoro che scontenta datore di lavoro e dipendenti. Sempre Draghi ha parlato spesso di semplificazione del sistema, senza però scendere nei particolari. Tutti i partiti, seppure con note diverse, hanno già presentato delle loro proposte, con un denominatore comune riscontrabile spesso proprio nella riduzione degli scaglioni e nella conseguente revisione delle aliquote. Poco affrontata finora la grande questione dei paradossi del fisco, con i dipendenti che spesso versano più Irpef dei loro stessi datori di lavoro per effetto dei meccanismi connessi alle deduzioni e alle detrazioni dal reddito.